Hanno ripreso con il telefonino la ragazza, a sua insaputa, mentre dormiva completamente nuda a casa di un amico e hanno approfittato del suo sonno profondo per baciarle e carezzarle le natiche scoperte.

Quelle immagini, comparse a distanza di settimane in una chat di WhatsApp, rischiano di costare caro ai protagonisti (e autori) del video. Sono accusati di violenza sessuale di gruppo, reato che – codice penale alla mano – è punito con la reclusione da otto a quattordici anni. Rischiano inoltre di essere chiamati a rispondere anche di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Nei guai, per quella che non si capisce bene che cosa volesse essere nelle loro intenzioni (una stupida goliardata? un atto libidinoso? un gesto superficiale e offensivo senza capirne le conseguenze?), ma di sicuro rappresenta una violazione dell’intimità , sono finiti due ragazzi riminesi di diciannove anni e un terzo ventunenne, originario di un’altra regione ma a sua volta residente in città (uno è difeso dall’avvocato Viviana Pellegrini).

Tra venerdì scorso e ieri mattina, in esecuzione di un decreto di perquisizione firmato dal pm Annadomenica Gallucci, hanno ricevuto la visita degli agenti della Squadra mobile di Rimini e sono stati accompagnati in questura per l’identificazione. La ragazza, infatti, venuta a conoscenza dell’esistenza del video, ha denunciato l’accaduto alla questura allegando una schermata di WhatsApp in circolazione nel quale si è riconosciuta e ha riconosciuto gli “amici”. Gli investigatori hanno sequestrato non solo gli smartphone dei ragazzi, ma anche i loro computer, tablet e ogni altro dispositivo elettronico a disposizione. Saranno poi i tecnici informatici a vedere se qualcuno di loro ha conservato copia del filmato: occorre anche ricostruire con esattezza il ruolo ricoperto dagli indagati, capire se si fossero messi d’accordo prima per scambiarsi il video e in che maniera (e in che proporzioni) lo abbiano diffuso.

Il fatto risale al periodo del lockdown, alla fine del mese di aprile. La ragazza era autorizzata ad alloggiare nell’abitazione di uno dei tre, ma come in certi film degli anni Settanta, di notte diventava l’oggetto del desiderio di chi era in casa e dei suoi amici, chiamati per l’occasione. Rispetto alle commedie-sexy del passato, però, non si sono limitati a sbirciare dal buco della serratura, ma “armati” di smartphone hanno ripreso le nudità della giovane e qualcuno di loro le ha baciato le parti intime. Infine, hanno fatto girare quel video “rubato” come un trofeo. Il filmato, il “corpo del reato”. adesso rischia di diventare la prova capace di incastrarli alle loro responsabilità.

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