RIMINI. I cattolici fanno apertamente pace con Federico Fellini. Lo fanno con il progetto “Ho bisogno di credere. Fellini e il sacro”, iniziativa dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, dell’istituto di Scienze religiose Alberto Marvelli e del centro culturale Paolo VI di Rimini. Proprio quel Paolo VI, al secolo Montini, che all’epoca dell’uscita de “La dolce vita” (1960), nelle vesti di cardinale, ne fu tra i principali censori.
Rimini e Roma
Quello dedicato al tema Fellini e il sacro è un multiforme programma che coinvolge le due “patrie” felliniane, Rimini e Roma, articolandosi in incontri, mostre, libri, docu-film. Inaugurate ieri pomeriggio nelle sale del Museo della città le due mostre “Ho bisogno di credere” e “Il divino amore di Fellini” (visitabili fino al 17 ottobre), sono un preludio agli appuntamenti e approfondimenti intorno alla religiosità e al sacro in Fellini che si svolgeranno il 10 ottobre a Rimini e il 24 a Roma.
Trilogia della grazia
Fellini e il sacro, Fellini e la religiosità. Tema certamente nuovo se con ciò si intende la volontà di presentarlo e indagarlo ad ampio raggio e nella sua complessità. E se a farlo è proprio quell’istituzione cattolica che al più si è tenuta stretta ai film degli anni Cinquanta di Fellini: “La strada” o “Le notti di Cabiria”, peraltro già definiti dalla critica insieme a “Il bidone”, come film appartenenti ad una ipotetica trilogia della Grazia. «Quello di Fellini è un cinema traboccante di riferimenti al sacro e al religioso» afferma invece oggi Renato Butera, docente dell’Università Pontificia Salesiana, Facoltà di Scienze della comunicazione. «Questo progetto – aggiunge – per la prima volta offre una lettura di tutti i film di Fellini da questo punto di vista. Solo due titoli, “Fellini Satyricon” e “Agenzia matrimoniale”, non presentano elementi riconducibili al discorso sul sacro».
L’autocritica
Giusto invece affermare oggi, anche da parte delle istituzioni cattoliche, che un film come “La dolce vita” «fu incompreso, non vi era nulla di morboso, fu anzi una pellicola che parlava già della perdita di senso della vita». Furono pochi i religiosi che lo difesero quel film: voci come quella di padre Nazzareno Taddei, costretto all’epoca a una sorta di “esilio”, come quella di padre Virgilio Fantuzzi e di padre Arpa. Sono invece molteplici i simboli, i rituali, gli atteggiamenti della religione cattolica che il grande regista non esitò a ri-contestualizzare se non a trattare ironicamente, con una critica quantunque benevola, nei propri film: basti pensare alla statua di Gesù in volo nella sequenza iniziale de “La dolce vita”, al mediometraggio contro il moralismo cattolico “Le tentazioni del dottor Antonio”, alla sfilata di moda ecclesiastica in “Roma”, ai preti ritratti in atteggiamenti punitivi in “Amarcord” e in “8½”.
Cabiria al Divino Amore
Tra le scene più richiamate, in tema di riferimenti alla religiosità nei film di Fellini, spicca invece quella del pellegrinaggio al santuario del Divino Amore nel film “Le notti di Cabiria”. La mostra “Il divino amore di Fellini”, al Museo della città, propone ora in carrellata le foto realizzate durante il sopralluogo dall’assistente di Fellini, Paolo Nuzzi. Recuperate dal giornalista Jonathan Giustini, sono ora raccolte nel libro “Fellini Inedito” di Interno4 Edizioni.
La confessione a Zavoli
A puntellare l’intera architettura del programma di Fellini e il sacro, il passaggio di una conversazione con Sergio Zavoli in cui il regista affermava: «Ho bisogno di credere. È un bisogno né vivo né maturo, per la verità un bisogno infantile di sentirmi protetto, di essere giudicato benevolmente, capito e possibilmente perdonato». Una frase che dà il titolo anche al docufilm, realizzato insieme agli studenti della Facoltà di scienze della comunicazione sociale dalla Pontificia Università Salesiana, che raccoglie interviste a, tra gli altri, Sergio Zavoli, al cardinal Gianfranco Ravasi, a Gianfranco Angelucci. Sarà presentato sabato 10 ottobre al teatro Galli di Rimini, nell’ambito di una serata alla quale parteciperà anche il regista Pupi Avati. Nel pomeriggio, al Museo della città, si terrà invece il convegno “L’infanzia del mondo”, con interventi di Davide Bagnaresi, lo studioso che da tempo lavora a ricostruire nel dettaglio i primi vent’anni di vita del maestro, di Gianfranco Miro Gori su un parallelo tra la spiritualità felliniana e quella di Giovanni Pascoli e di Tonino Guerra, di Marco Tibaldi sulla spiritualità in Giulietta Masina e di Renato Butera sui rapporti tra il mondo cattolico e Fellini.

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