Rimini, Fabbri: “Indagato per i buchi alle mura? Sono orgoglioso dei lavori”

«Sono assolutamente sereno, dell’operato mio e di tutta l’amministrazione comunale». Daniele Fabbri, con il soprintendente Vincenzo Napoli, il direttore dei lavori Federico Pozzi e Antonio Petrone, legale rappresentante della società che ha realizzato i lavori, è una delle quattro persone per cui la procura della Repubblica ha chiesto il processo, per l’ipotizzata violazione dell’articolo 170 del codice dei beni culturali e del paesaggio (Dl 42/2004); reato che sarebbe stato commesso per consentire la realizzazione della passerella che ora attraversa l’invaso di Tiberio.

«Il Comune – sottolinea Fabbri – ha già espresso la sua posizione quando vennero presentati gli esposti. Ovvero: tutti gli interventi che sono stati eseguiti sono stati fatti avendo tutte le autorizzazioni della Soprintendenza ai Beni culturali e Architettonici».

Daniele Fabbri adesso si gode la meritata pensione, ma si gode soprattutto «quei lavori fatti nell’invaso del ponte di Tiberio, come la passerella, la piazza sull’Acqua che mi rendono orgoglioso, perché li ho seguiti, diretti. Opere utili alla comunità, al turismo, che hanno ridisegnato un luogo importantissimo della città». Sottolineando d’aver appreso del processo che inizierà il prossimo gennaio «leggendo il giornale mentre stavo prendendo il caffè al bar», ribadisce il concetto già spiegato in Procura quando è stato chiamato a rendere conto delle proprie azioni: «Non potevo non firmare gli atti che ho firmato perché diretta conseguenza di autorizzazioni inattaccabili. Adesso vedremo come andrà a finire, ma, lo ripeto, sono molto tranquillo».

Casus belli

La procura della Repubblica ha iniziato ad interessarsi della vicenda dopo le denunce presentate da Ennio Grassi e Moreno Neri due cittadini del “Comitato in difesa dei ponti” e “Italia Nostra”. Negli esposti, consegnati dagli avvocati Davide Grassi e Giordano Fabbri Varliero, nel mirino i 90 fori, dimensione 50×50 centimetri, destinati ad alloggiare le mensole in acciaio portanti della passerella. Buchi praticati in un muro realizzato tra il 1200 e il 1400 e in parte “ricostruito nel 1751”. Ulteriore aggravante, secondo l’accusa, quello di non aver conservato e distrutto i mattoni tolti».

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