Rimini, gli Etruschi e le “vere” leggende. Che avventura scavare tra i misteri!

Rimini, gli Etruschi e le “vere” leggende. Che avventura scavare tra i misteri!
Lara Fabbri

RIMINI. La lettura è sempre stata la sua passione, la scrittura una naturale conseguenza. Lara Fabbri, riminese, già collaboratrice di quotidiani e riviste dove ha scritto di attualità, costume e cultura, ha anche un altro amore, la sua città: a lei ha dedicato persino il blog che gestisce, “Alla scoperta di…”. E proprio Rimini fa anche da sfondo al suo romanzo d’esordio, Il sogno di Melinere, dall’8 marzo disponibile su Amazon. A pubblicarlo, a sorpresa, è stato un suo amico, Antonio Tonti. Il libro di Lara è un’avventura piena di mistero che si divide in tre parti e in due epoche e che vede protagonisti curiosi personaggi che s’improvvisano a indossare abusivamente le vesti dell’archeologo “provetto”. Tombaroli si nasce o si diventa e i nostri si ritrovano dentro un’ avventura, scelti dal destino, impersonato dall’anima di una giovane etrusca in cerca di pace.

“Il sogno di Melinere” è il suo primo romanzo; come è nata la trama e cosa l’ha ispirata a scriverla?
«Questa storia è nata da un episodio incredibile legato alle “apparizioni” che mi è stato raccontato da mia madre quando ero ragazza e su cui io ho voluto costruire sopra un’avventura, che fosse reale, alla portata di tutti e al tempo stesso che facesse emozionare e riflettere: sulla vita, sulle nostre azioni, sul nostro passato e sull’importanza che hanno le vestigia che lo rappresentano, ma anche sul mistero che da sempre ci accompagna e a volte guida le nostre azioni».
Perché proprio la storia di un’etrusca? Cosa l’affascina di questa cultura?
«La storia, soprattutto antica, è sempre stata una mia passione, così come la scrittura. Sui giornali locali ho scritto spesso di siti archeologici, scavi e ritrovamenti, così come di leggende, “storie che si raccontano” che sono un’altra delle mie passioni, come gli Etruschi, per cui ho provato sin dai tempi della scuola un grande interesse e una forte ammirazione. Ho girato siti e necropoli etrusche e letto tutto quello che c’era da leggere su questo popolo affascinante, sia per interesse personale, sia per scrivere questo libro che è in parte ambientato ai giorni nostri e in parte in epoca etrusca. Melinere è una principessa etrusca morta nel crollo della sua casa durante un terremoto ad Arimnus, e lì rimasta sepolta per 2600 anni. Una notte lo spirito della principessa appare alla sensitiva Galatea e le chiede di tirarla fuori dalla sua casa-tomba e darle degna sepoltura. Inizia così l’avventura di due donne riminesi, che nel libro siamo io e mia madre, alla ricerca di questo luogo dove la misteriosa Melinere sarebbe sepolta. Assieme a loro verranno coinvolti diversi personaggi che fanno parte della vita di tutti i giorni delle due donne e che contribuiranno all’epilogo della storia. Nella seconda parte viene ricostruita la Rimini al tempo degli Etruschi e narrata la storia della sfortunata principessa».
Le parole sono il suo mestiere; perché questa volta ha deciso di scrivere un libro?
«Per chi come me scrive da sempre, per passione, diletto e professione – ho iniziato a collaborare con Chiamami Città appena uscita dalla scuola e da allora li ho “passati” quasi tutti i giornali e le riviste riminesi (ha collaborato anche con il Corriere Romagna, ndr) – scrivere un romanzo penso sia un passo naturale, quasi obbligato. Chi ama la scrittura, e la lettura ovviamente, perché l’una non può prescindere dall’altra, non può fare a meno di cimentarsi con la scrittura vera e propria che è la narrativa».
Quanto è difficile scrivere un romanzo che parla anche di Rimini?
«Questo romanzo ho iniziato a scriverlo da giovane, appena ventenne, ci ho messo degli anni a scriverlo e a impostare la stesura definitiva come la potete leggere oggi, rifinita nel 1998, ma ho dovuto attendere ventidue anni per vederlo diventare un libro. Un sogno che si è realizzato grazie all’amico e bravissimo fotografo Antonio Tonti – conosciuto quando scrivevo per il blog del Rimini F.C. – che ha curato la copertina e mi ha fatto da editore, facendomi trovare questa bella sorpresa per la Giornata della donna. Un vero e proprio “romanzo d’esordio” quindi, di storia e d’avventura, dove dentro c’è tutta la mia “riminesità”. La storia del Sogno di Melinere si svolge nel territorio di Rimini, circoscritto nella zona villanoviana-etrusca del Verucchiese e, per quanto riguarda la parte del periodo etrusco, l’inizio si svolge nell’antica Felsina, ovvero Bologna, e poi si arriva nell’Ariminus etrusca di cui immagino le sembianze, ma non solo, c’è una fuga dei protagonisti attraverso i territori toscani e si parla anche delle miniere di Alàlie, l’attuale Corsica».
Lei è una lettrice forte: chi sono gli gli autori che la ispirano?
«Per quanto riguarda la lettura, potrei definirmi una lettrice compulsiva, non posso stare senza avere qualcosa da leggere, leggo tantissimo, soprattutto romanzi storici, d’avventura, legati ai miei interessi, ma anche moderni, ironici e divertenti legati al mio carattere e al mio modo di affrontare la vita: con un sorriso. Perché l’ironia è il sale della vita. Tra i miei autori preferiti ci sono Valerio Massimo Manfredi, Santiago Posteguillo, Marco Buticchi, Glenn Cooper, Andrea Vitali, ma anche simpatiche autrici come Anna Premoli, Chiara Moscardelli, la brava Danila Comastri Montanari, creatrice di Publio Aurelio Stazio, l’investigatore dell’antica Roma, e altre autrici di romanzi e saggi più o meno conosciute tra cui voglio citarne una, l’americana Jeanne Avery e il suo “Vite passate, amori presenti” che mi ha fatto vedere le cose che ci succedono sotto un’altra ottica, quella della predestinazione. Chissà, forse in un’altra vita sono stata un’etrusca e da lì dipende il mio amore per questa raffinata civiltà che già più di duemila anni fa teneva la donna in grande considerazione. Ringrazio Rimini per avere una biblioteca fornitissima e dei bibliotecari che considero amici».

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