Rimini, ergastolo al marito: trovata morta in casa

Una donna di quarantasette anni è stata trovata morta all’interno della propria abitazione con segni di ferite da arma da taglio al petto e una, letale, alla gola. Sul caso indaga la Squadra mobile della questura: stando alla prima ispezione cadaverica, però, i colpi – sulla base della direzione dei colpi – potrebbero essere «auto-inferti». Il coltello, accanto al cadavere, è stato sequestrato: sarà analizzato dalla Scientifica, intervenuta per i rilievi. Quella del suicidio è l’ipotesi più probabile: il magistrato di turno (pubblico ministero Luca Bertuzzi), in ogni caso, ha disposto l’autopsia. La donna soffriva di crisi depressive. A fare la macabra scoperta è stato il figlio adolescente, l’unico familiare convivente dopo che il marito della donna, Dine Sadik, pescatore albanese di cinquantasette anni, è stato arrestato poco più di un mese fa in esecuzione di un ordine della Corte di Cassazione. Dopo una girandola di sentenza di diverso segno, infatti, quella definitiva ha sancito la condanna all’ergastolo per l’uomo, riconosciuto colpevole dell’accusa di concorso in omicidio. Per sette anni e mezzo era così rimasto in bilico tra l’ergastolo e l’assoluzione: nel frattempo aveva continuato a provvedere al sostentamento della famiglia. Si è sempre proclamato innocente. L’avvocato difensore Massimiliano Orrù ipotizzava un ricorso alla Corte di giustizia europea. «Il marito era la sua forza: la condanna all’ergastolo potrebbe avere rappresentato un forte contraccolpo emotivo per la signora» ipotizza il legale. Il marito era coinvolto nel caso del duplice di omicidio di Lidia Nusdorfi, ex compagna del nipote Dritan, e Silvio Mannina, ultimo amante di Lidia (tra il 28 febbraio e il 1° marzo 2014). Una specie di maledizione sembra inseguire i protagonisti della vicenda: uno dei due imputati principali è ridotto a un vegetale dopo una zuffa in carcere, la complice è morta a quaranta anni per una malattia.

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