Rimini, Emporio Brigliadori: una vita tra bambole, scacchi e soldatini

Tra scacchi, bambole e soldatini: la città che cambia, la crisi che irrompe e l’amore per il titolare, che da 60 anni la tiene “stretta” a quel negozio. È la storia di Luciana Panfili, che il 2 marzo compirà 78 anni e che dal 1960 lavora all’Emporio Brigliadori, lo storico negozio di giocattoli di via Gambalunga, aperto nel 1949 da Giorgio Brigliadori. L’Emporio, infatti, ha da poco soffiato sulle 70 candeline, ma a tener viva la passione per la vendita di giocattoli e modellini, è stato ben più del senso del dovere o la passione per il lavoro.

Due cuori e un negozio

«Ho sempre amato il mio lavoro, sin da quando ho iniziato, all’età di 17 anni – racconta infatti la donna, che insieme ai figli Roberto e Patrizia Brigliadori, ancora oggi gestisce l’Emporio -. Erano i primi anni ’60, e i miei genitori mi venivano a prendere alle 10 o alle 11 di sera perché mi attardavo a riordinare, e in quei tempi non “stava bene” che una ragazza tornasse a casa da sola, a quell’ora». «Lavoravo con gioia, come faccio tutt’ora. Tutte le mattine arrivo in negozio con il pensiero che qualcosa di bello possa capitarmi, anche se non si lavora più come una volta. Certo – si sofferma Luciana – al tempo aveva un peso anche il fatto che io e il proprietario del negozio ci fossimo fidanzati».

«Io avevo circa 18 anni quando ci siamo messi insieme – racconta la signora Luciana, ancora emozionata, ricordando il marito scomparso da diversi anni – ma lui aveva circa 15 anni in più di me, per cui ne aveva almeno 32. Mi ha fatto la corte per diversi mesi, siamo stati fidanzati per quattro anni e poi ci siamo sposati». «All’inizio, quando eravamo fidanzati da poco, avevo ancora soggezione, e gli davo del “lei”». «Che sciocchina che ero», scherza poi Luciana, «certo, erano altri tempi». I tempi, infatti, erano quelli del boom economico, e di lavoro ce n’era tanto, «per cui io, che sono sempre stata molto timida, mi sono dovuta dare “una mossa”». «All’inizio – ricorda la donna – mi offendevo per tutto, ero tanto permalosa, e capitava spesso che andassi a piangere nel retrobottega. Ma a lui, Giorgio, quello che poi è diventato mio marito, non gli andava bene, voleva che io mi facessi “la faccia” e alla fine me la sono fatta: sono riuscita a superare la mia timidezza. Siamo sempre stati così diversi, io e lui. Così timida io, e così sfrontato lui. Ma forse è proprio per questo che ci siamo innamorati». A giocare un ruolo nella sua timidezza, poi, c’era anche quell’accento umbro, «perché io sono originaria di Terni, e qui tutti mi prendeva in giro – racconta Luciana – così sono andata a lezione di dizione per perdere la cadenza umbra».

La Bottega storica

Settant’anni di attività sono valsi all’Emporio Brigliadori anche il riconoscimento da parte del Comune di “bottega storica”, e questo «è stato un grande traguardo» commenta la signora Luciana, puntualizzando però che «non è stato facile». «All’inizio la nostra richiesta è stata negata, perché la struttura, di per sé, secondo l’amministrazione, non mostrava i segni del passato, ma poi abbiamo messo in vetrina i giochi degli anni ’60 fino agli anni ’80, e siamo stati premiati».

Il senso del tempo che è passato, però, come riferisce Luciana, lo danno anche i cambiamenti nei comportamenti delle persone «che sono abituate ai grandi magazzini, e se vai troppo vicino si infastidiscono perché pensano che li vuoi forzare alla vendita. Alcuni entrano con il cellulare in mano e non ti guardano neanche in faccia». «Una volta non era così – sentenzia la donna – ma non ci possiamo fare nulla, è il progresso».

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