Rimini. “Ecco come ci ubriachiamo di nascosto a 12 anni”

«No. Alla mia età non lo fanno tutti ma in molti cominciano a bere. Alcolici pesanti, gira tanta vodka. Qualcuno sta anche parecchio male ma non si ferma». Massimo, il nome è di fantasia perché ha soltanto 12 anni, è un ragazzino riminese spaventato. Capisce che i suoi amici stanno facendo cose più grandi della loro età. Vorrebbe continuare a divertisti con loro e anche con qualcuno di quelli più grandi, come faceva fino a pochi mesi fa. Ma ora è diverso. Da inizio estate alcuni dei suoi amici hanno cominciato a bere. Soprattutto superalcolici, vodka ma anche rum, gin, purché sia possibile comprarlo a poco prezzo, mettendo insieme le paghette della settimana. Le bottiglie le vanno a comprare nei minimarket del lungomare. Alla cassa ci va un ragazzo più grande. Diciott’anni non li dimostra «ma la vodka gliela vendono lo stesso: i documenti non glieli chiedono». Un paio di domeniche fa se la sono divisa in tre una bottiglia intera, al mare, di pomeriggio. Il migliore amico di Massimo ha fatto fatica a tornare a casa in bicicletta. Sbandava. «Poi è stato male tutta la sera. Ha vomitato per ore». La domenica dopo però «ha bevuto di nuovo», questa volta cercando di moderarsi un po’. A 12 anni sta già “imparando a bere”. Sono in tanti, a quell’età, a Rimini, a lanciarsi nell’esperienza della prima volta. «Tra la seconda e la terza media più o meno tutti hanno già provato a bere e a fumare». Massimo resiste «ma a volte gli amici fanno sentire me quello strano».

Un’amica coetanea, Marina, anche questo nome di fantasia, l’altra notte l’ha trascorsa in spiaggia, bevendo dei Cuba Libre. Insieme ad un’altra amica, questa tredicenne, ha escogitato un piano, tra i più vecchi e prevedibili ma ha funzionato. Ognuna ha detto a mamma e papà che avrebbe dormito in casa dell’altra. Genitori tranquilli – non si sono chiamati tra loro per verificare -, le ragazzine fuori tutta la notte. Dalle bambole alla playstation ai TikTok alle nottate sulla spiaggia ai superalcolici in qualche mese. Era così anche prima ma dopo il lockdown si fa tutto più in fretta: o tutto o niente. Tanti, poco più che bambini, si prendono tutto e subito.

«I baristi, in genere, non servono alcolici a quelli della nostra età, pretendono i documenti, dicono che rischiano di chiudere». L’altra sera però Marina è riuscita a intrufolarsi a una festa di compleanno di una ragazza più grande a un chiringuito in riva al mare. «Davano a tutti il rum e cola. Ne abbiamo bevuti due a testa». Come abbiano fatto a restare in piedi – e in che condizioni ci siano riuscite – con due cocktail pesanti bevuti a quell’età non è dato di saperlo. «Eravamo parecchio sballate. La testa girava. Ma niente di grave. Lo rifaremo».

Hanno smaltito la sbornia andando in giro tutta la notte in spiaggia a 12 e 13 anni. I genitori non si sono accorti di nulla. Le notti d’estate riminesi sono anche questo. Con delle ragazzine e dei ragazzini che non hanno la più pallida idea dei pericoli in cui si stanno mettendo. Bevono fino a ubriacarsi e vagano incuranti del rischio di un incidente, di un incontro con persone con pochi scrupoli. I genitori se le immaginano in una casa al sicuro. Invece sono là fuori, in balia del bruciante desiderio di crescere troppo in fretta.

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