Rimini, “è triste vedere il capolavoro di Sigismondo al buio”

Appello di Italia nostra al Vescovo: «Restituisca all’affresco di Piero della Francesca l’antica collocazione nel Duomo».

Si è insediato nella Diocesi di Rimini solo domenica monsignor Nicolò Anselmi, ma sulla sua scrivania, o per meglio dire sul desktop, si è già materializzato il primo appello. A firmarlo è Italia nostra, sezione di Rimini assieme a Renata Tebaldi di Rimini Città d’Arte.

Fruizione penalizzata

Dopo l’augurio per un felice inizio nella nuova Diocesi, i firmatari della missiva rivolgono a monsignore Anselmi una richiesta, quantomeno a regola d’arte, visto il tema sollevato, auspicando «che voglia prendere in considerazione la possibilità di rimediare a un grave vulnus (una ferita, ndr) inferto al nostro patrimonio culturale».

Una ferita che, spiegano i referenti delle organizzazioni, «si è consumata e si consuma nella sua Cattedrale, il Tempio Malatestiano».

Pietra dello scandalo è il celeberrimo affresco che raffigura Sigismondo Pandolfo Malatesta «In preghiera davanti a Santo Sigismondo re dei Burgundi». Datata al 1451, l’opera era stata commissionata dal signore di Rimini al pittore Piero della Francesca, ma in passato venne spostata dietro a un altare «dalla sua sede storica sulla parete interna sopra la porta dell’Oratorio del Signore, chiamato Cappella delle Reliquie».

Un tempo investito dalla piena luce, ora risulta avvolto nel buio, mortificato tra due finestre nella quarta cappella in cornu Epistolae, proprio sopra l’antico altare maggiore della Cattedrale.

Un capolavoro a rischio

«La gravità di questo spostamento e manomissione compromette – secondo i referenti – lo status fisico e culturale dell’opera, oltre a esporre l’affresco alla possibilità di essere facilmente raggiunto, distrutto o deturpato da qualunque malintenzionato».

L’appello si conclude confidando «nella sensibilità del Vescovo, ben coscienti che la maggior parte del nostro patrimonio culturale è millenaria opera della Chiesa. Preoccupati per questa umiliazione di un capolavoro assoluto, aspettiamo fiduciosi una sua gentile risposta».

In passato le stesse riflessioni hanno animato storici dell’arte del calibro di Vittorio Sgarbi e Alessandro Marchi che ribadì la dimensione privata del capolavoro a cui non si confà la sistemazione dietro un altare.

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