Rimini e l’allegria degli Alpini VIDEO

Dal tricolore che sale al cielo alle bandiere belliche che sfilano in piazza Cavour. Nel mezzo le due Cittadelle (storica e militare) prese d’assalto da adulti e bambini. Sono le immagini dell’Adunata nazionale degli Alpini, il giorno “numero due”, quello dell’invasione definitiva.

In vista della sfilata finale di domenica oggi sono attesi altri arrivi, ma da ieri Rimini è ufficialmente la città degli alpini. “Penne nere” ovunque, dal mare al centro storico, alberghi pieni, tende e camper ovunque. Cori e risate in ogni bar e a tutte le ore del giorno. Qualcuno (va detto) si è fatto prendere un filo la mano, “colonizzando” con tende, banchetti, fornelli e kit completi per aperitivi volanti, addirittura la pista ciclabile in via Roma. Ma forse è anche questo un segnale che Rimini vuole bene agli alpini, perché se l’avesse fatto chiunque altro sarebbe scoppiato l’inferno.

Bandiere e sfilate

L’Adunata nazionale ogni giorno corre veloce su due strade parallele e intercambiabili: c’è la parte ludica (ci mancherebbe) e c’è quella ufficiale. Nelle ore del pomeriggio in piazza Cavour centinaia di persone assistono a un momento solenne che non si ripeteva addirittura dal 1986. Dopo la sfilata dei vessilli e dei gagliardetti (partiti dallo stadio Romeo Neri) è infatti il momento delle sedici Bandiere di guerra dei reparti Alpini. Un cerimoniale complicato e gestito da un servizio d’ordine un po’ fiscale che però si accorge con un certo ritardo di quel “reparto arrampicatori” che per vedere meglio pensa bene di salire sulla Fontana della Pigna.

“Che discorsi”

Il capitolo relatori questa volta regala il messaggio inviato dal presidente Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ricorda valori come fratellanza e solidarietà, un «sentimento di appartenenza che non è mai venuto meno», quindi il ruolo avuto dagli alpini nel contrasto alla pandemia.

Il sindaco Jamil Sadegholvaad chiude con il “ventesimo” saluto in due giorni. «Non ho mai pronunciato tante volte in così poco tempo la parola “benvenuti” – spiega -. E sono felice di farlo, e non mi stancherò mai di farlo. “Sergentmagiù, ghe rivarem a baita?” domandava l’alpino Giuanin al sergente maggiore Mario Rigoni Stern nel gelo russo e nella tragedia di una guerra che si sapeva già perduta. Tanti alpini non sono arrivati a quella baita; tanti alpini riposano nei grandi campi di girasole, là dove oggi sono tornati drammaticamente a echeggiare i suoni degli spari e l’odore della morte».

“Cosa significa essere alpini? Cosa significano queste bandiere e questi colori?” chiede il primo cittadino. «Sono gli attestati di memorie e luoghi gloriosi, ma soprattutto sono la promessa che questo impegno, questa solidarietà, questo senso di comunità, questo sacrificio non è solo una storia alle spalle ma è vivo presente e futuro. Sono i valori universali sui quali ricostruire le nostre città e la nostra idea di comunità. Questa Adunata avrebbe dovuto tenersi nel 2020. Poi la pandemia. Oggi che torniamo in piazza, che torniamo ad abbracciarci, che guardiamo Rimini piena di tricolore e di allegria, sappiamo che anche negli ultimi 24 mesi gli alpini hanno avuto un ruolo decisivo nel condurre la battaglia contro il nemico invisibile. Che sia il generale Figliuolo, che siate voi impegnati nella Protezione civile, ancora una volta le penne nere sono state il simbolo di una riscossa e di una volontà comune a non arrendersi, a prescindere dal costo anche personale. Per questo Rimini vi ringrazia e ancora vi dice “benvenuti”. E se definiamo “patria” l’essere di casa tra le cose e nel mondo, ecco, Rimini sarà sempre la vostra patria».

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