Rimini, dopo l’incendio alle Celle: “Ora basta, ci serve aiuto”

Questa volta è stata distrutta la vetrata di un negozio alle Celle. Prima ancora la vetrata del bar, per non parlare dei giochi nell’area verde spesso “aggrediti” dai vandali. Poi sporcizia, vetri rotti, danneggiamenti quotidiani. Una situazione diventata insostenibile, al punto tale che i commercianti hanno deciso di uscire dall’anonimato. Simona Domeniconi è titolare di una attività in via dell’Edera, vicino alla Coop dei Portici. L’insegna recita “Verdura da Stefano, Bottega di quartiere” e lunedì sera è stata assalita dalle fiamme.

L’ultimo “attacco”

«Alle 20,30 siamo stati avvertiti dai vicini che avevano già chiamato i vigili del fuoco – racconta Simona Domeniconi -. Quando siamo arrivati l’incendio era spento e non si è propagato all’interno del negozio, ma le fiamme hanno fatto esplodere la vetrata. Per fortuna sono riuscita a utilizzare una parte del negozio, non posso permettermi di stare ferma, devo lavorare, c’è crisi, alle 6 ero già qua a cercare di allestire gli spazi rimasti intatti».

La commerciante chiede a chi potrebbe avere visto qualcosa di farsi avanti, perché sull’origine dolosa del gesto non pare esistano dubbi. «All’esterno abbiamo un cassetta di legno dove alla mattina ci lasciano il pane. Qualcuno l’ha rotta, ha inserito della carta e da lì le fiamme hanno raggiunto la vetrata».

“Adesso basta”

Dopo il caso personale, Simona Domeniconi si fa portavoce di un malcontento generale che accomuna molte attività della zona. «È da un paio d’anni che viviamo nel terrore e nella preoccupazione, gli atti vandalici si susseguono, la situazione è insostenibile, ci sono sbandati ovunque, almeno una quindicina, vivono e dormono qua, hanno materassi, fornelletti, cucinano, si fanno anche il caffè. Nell’ultimo anno è stata danneggiata la vetrata del bar, i giochi nell’area verde sono stati lesionati già due o tre volte. E poi risse, litigi, sporcizia. Sappiamo bene che queste persone hanno bisogno, ma è necessario a questo punto che qualcuno intervenga perché anche noi abbiamo bisogno di sicurezza, noi commercianti per primi e tutto il quartiere. Alla mattina presto abbiamo paura a venire ad aprire le nostre attività, molte lavoratrici sono donne».

Qual è l’appello che rivolgete? «Chiamiamo le forze dell’ordine, gli agenti vengono, ma poi finisce lì – conclude Simona Domeniconi a nome anche dei colleghi -. Vorremmo che le pattuglie passassero più volte, senza bisogno di essere avvertite in modo tale che la richiesta di intervento non si traduca in un nome, un cognome e una attività che alla fine può diventare il bersaglio di un atto vandalico».

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