Rimini. “Nelle discoteche non c’è personale ma confido nei voucher”

Niente… Musica per il Capodanno della Perla Verde, ma, appena tornato da un lungo periodo negli Stati Uniti, Tito Pinton dà appuntamento alla Riviera per la prossima stagione estiva. Nel frattempo olia la sua macchina operativa nella battaglia quasi quotidiana con la ricerca di personale in cui vede uno spiraglio che risponde al nome di voucher.

Pinton, anche il mondo della notte lancia continui sos in fatto di forza lavoro

«Purtroppo trovare persone che abbiano voglia di imparare un mestiere sta diventando un problema atavico e generalizzato. Per quanto ci riguarda, è un problema generazionale: da sempre i ragazzi utilizzavano il mondo della notte per pagarsi gli studi (con due serate a settimana ci si portava a casa l’affitto o le rette dell’Università) e ora non lo fanno più».

Si è dato una spiegazione sulle cause di questo cambiamento di rotta?

«Senza voler dare giudizi su nessuno, mi pare evidente che i giovani oggi abbiano meno “fame”, meno grinta, perché in qualche modo il lunario lo sbarcano lo stesso. Non facendo tante serate, è difficile da sempre dare uno stipendio fisso o dare lavoro 12 mesi all’anno, ma prima c’era quell’appeal verso il nostro mondo a sostenerci e aiutarci e oggi tutto questo non c’è più. Senza considerare il problema formazione, che noi sentiamo ancora di più».

In cosa si differenzia dagli altri comparti?

«Trovare figure capaci di formare il personale è difficilissimo per tutti, ma il nostro è un mondo molto particolare e in continuo movimento, non ha una costanza, offerte e servizi cambiano continuamente ed è difficile trovare impostazioni che vadano bene per tutti».

L’alibi più comodo nei giudizi è il Reddito di cittadinanza

«Ma quello non c’entra niente. O comunque incide pochissimo. È più un freno il sussidio di disoccupazione, strumento importantissimo per carità, ma che ha il suo lato debole: chi lavora da aprile a settembre, poi in tantissimi casi sta fermo tutto l’inverno e non viene certo a lavorare per una sola serata mettendolo a rischio. Per fortuna sembra che il governo rimetta i voucher…».

Li ritiene uno strumento così positivo?

«È una misura che può esserci d’aiuto: chi viene a lavorare da noi ad agosto per una serata per poi essere saldato in busta paga a settembre? Quasi nessuno. Questo è uno degli aspetti che allontanano il giovane, che vorrebbe ricevere i soldi subito, e diventa anti economico anche per noi, visto che il solo assumere una persona per un evento ci costa 60 euro: 20 di consulenza dell’ufficio paghe per prenderlo, altri 20 per licenziarlo e 20 di cedolino a fine mese. I voucher superano tutto questo e ci consentono maggior flessibilità nella gestione delle assunzioni e dei pagamenti: lo acquisti, ci paghi le tasse subito e saldi il ragazzo che può riavvicinarsi al lavoro saltuario».

Per questo ha rinunciato al Capodanno?

«Più che altro non sono riuscito a organizzarmi per mancanza di tempo: sono appena tornato a New York dopo 16 mesi negli Usa per il nuovo locale aperto il 21 maggio. A Riccione con il Musica se ne riparlerà in estate, i locali sono la mia vita e non ci rinuncio di certo».

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