Albergatore accusato di violenza sessuale aver costretto un 14enne, ospite lo scorso agosto nella sua struttura, ad un rapporto orale. La prova regina, quella del Dna che confermerebbe l’avvenuta violenza tanto da convincere la procura della Repubblica a chiedere il giudizio immediato del 57enne, sarebbe “condizionata” da gravi irregolarità nella catena di custodia del reparto.
È quanto sostengono gli avvocati Paolo Righi ed Alessandro Pierotti nella memoria in cui chiedono che la vicenda sia vagliata dal Gip e non finisca direttamente davanti al tribunale collegiale. Come detto le presunte irregolarità sarebbero da ravvisare nella catena di custodia del tampone con il Dna prelevato al loro assistito che non sarebbe stato conservato in frigo, come previsto dalla proceduta, fino alla presa in carico da parte degli esperti scientifici dei carabinieri del Ris di Parma. E non solo. Il prezioso reperto, come si leggerebbe in un verbale redatto da un investigatore al momento della consegna in procura, è stato messo nello stesso sacchetto dove erano stati riposti gli slip indossati al momento della presunta violenza consumata sul giovane turista. «Evidenze sconcertanti» confermate dal perito della difesa, il dottor Giorgio Portera, responsabile del laboratorio di genetica forense dell’Università di Milano, già consulente nell’ambito del processo per l’omicidio di Yara Gambirasio a Bergamo. Ma quella che gli avvocati Righi e Pierotti chiamano «la macroscopica violazione della catena di conservazione» i campioni dovrebbero essere custoditi al freddo e non certo esposti ai 40 gradi del mese di agosto, non è l’unica loro importante osservazione. Alla memoria, infatti, hanno allegato anche la consulenza di un secondo perito di parte, redatta dal professor Giovanni Camerini, specialista in neuropsichiatria infantile, secondo cui il minore avrebbe “sognato o immaginato le molestie”. A questa conclusione sarebbe arrivato attraverso l’analisi delle dichiarazioni rese del ragazzino davanti al pubblico ministero. In quella sede aveva detto di non essersi ribellato perché pietrificato dalla situazione. Affermazioni che per il professor Camerini, rappresentano ciò che in dottrina scientifica è chiamato stato di dormiveglia o di sonno connotato da un’alterazione della coscienza e quindi del ricordo.

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