Le hanno strappato i figli, portati via dalla casa dei nonni a bordo del furgone nero degli assistenti sociali, scomparsi nel nulla per settimane sulla base di una denuncia del marito che lei ha sempre definito strumentale. A due anni di distanza da quel giorno così doloroso, la donna ha riottenuto con sé i figli per decisione del tribunale civile, sulla base di una perizia che giudica – quella con la madre – la collocazione più serena per i bambini.
Nel frattempo, le accuse di maltrattamenti aggravati all’origine delle sue vicissitudini sono cadute. È stata assolta. Il giudice penale evidentemente (le motivazioni non sono ancora note) non ha ritenuto credibile che lei vessasse e picchiasse il marito, grande e grosso, graffiandolo, mordendolo e prendendolo a calci, mentre l’ha ritenuta responsabile del solo reato di minacce: nella fase della separazione il marito aveva registrato le frasi che lei gli rivolgeva al telefono e aveva detto alla polizia di temere per la sua stessa incolumità. Il punto è che, come sottolinea l’avvocato Lucia Varliero, difensore della donna, la sua assistita è stata allontanata dalla casa familiare e separata a lungo dai figli per dei semplici sospetti, delle prospettazioni rivelatesi infondate una volta approfondite in aula.
I bambini, entrambi in età scolare, furono prelevati dalla casa dei nonni in una località della Valmarecchia (viene omesso ogni riferimento che possano rendere anche indirettamente identificabili i minori) e venne loro impedito di vedere la madre per quasi un mese, fino a quando iniziarono gli incontri protetti. «Ancora oggi – spiega l’avvocato Varliero – i minori conservano un vivido e drammatico ricordo di quel brutto giorno e dei mesi successivi». La vicenda non è, complessivamente, ancora conclusa. Non solo perché la donna si batterà per vedere cancellata anche la condanna a nove mesi per le presunte minacce al marito formulate nel contesto di una burrascosa separazione, ma anche perché è ancora pendente la causa di separazione. A questo punto però si tratta solo di trovare un accordo economico, perché non appare più ipotizzabile un nuovo cambio di sistemazione per i minori già destabilizzati da quanto accaduto finora. «Se nell’ordinamento italiano vige il principio della presunzione di innocenza, come vige, di fatto, la madre dei due bambini non soltanto non ha attuato alcun maltrattamento in famiglia, ma non è neppure definitivamente colpevole di aver “minacciato” il marito durante le liti domestiche della fase di crisi coniugale».
«La recente legge sul cosiddetto Codice rosso – nota l’avvocato Lucia Varliero – è stata promulgata per tutelare le donne, anche in via preventiva, dal rischio di femminicidio. Esiste, ci si chiede, una tutela effettiva delle madri da altre forme di annullamento della persona – in questo caso quale genitrice -, più sottili, meno plateali, ma più dolorose dell’omicidio?».

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