«È quasi finita». Lo scrive Stefano Fiorani sulla sua pagina Facebook, commentando alcune fotografie in cui le ruspe abbattono il Bar della Jole, storico locale sulla banchina di destra del porto. Sul futuro, l’imprenditore non vuole dire nulla. «Fra una decina di giorni completiamo i lavori, tiriamo giù tutto, non resterà nulla. Per quest’anno – aggiunge – non si fa nulla, fra coronavirus e il resto. Sul futuro non so, si vedrà, per adesso è finita».
Risale all’anno scorso un braccio di ferro con il Comune. Nel 2016 infatti la Soprintendenza invia una segnalazione alla Procura, invitando a verificare lo stato di legittimità del chiosco. Senza entrare troppo nei particolari, un sopralluogo dei vigili urbani in seguito mette in luce difformità edilizie. Le vicende amministrative si susseguono, resta comunque il fatto che nel 2019 il Bar della Jole non apre. Fino a ieri.
Alcuni anni fa, Iole Cenni, la mamma di Stefano, in una intervista al “Corriere Romagna” raccontò la nascita del chiosco. «Era il 1978 – disse -. Quello di avere un bar tutto mio era un grande desiderio e mio marito lo sapeva. Così abbiamo preso i risparmi di una vita e lo abbiamo comprato in contanti. Era proprio un chioschetto, una specie di cabina del mare. Si facevano gli spiedini e c’era il gioco delle bocce. L’anno dopo abbiamo aperto. Abbiamo messo la tenda nuova e lo abbiamo chiamato Bar della Iole. Quando lo acquistammo era frequentato soprattutto dai pensionati dell’Associazione marinai e dai camionisti della Dogana. Col passare degli anni siamo riusciti a rendere il bar più accogliente. Un po’ alla volta sono arrivati i diportisti che avevano la barca sul molo. Venivano a prendere l’aperitivo, dagli alberghi vicini i turisti veniva a fare colazione. Penso che il nostro successo dipende dal rapporto con le persone – aggiunse -. A me è sempre piaciuto avere un rapporto familiare e abbiamo sempre lavorato per avere soprattutto una clientela riminese. Molti miei clienti li ho visti da quando erano nella pancia».

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