Rimini, la delibera “tagliacemento”: vinti 9 ricorsi su 10

Una sconfitta nel 2017 e nove vittorie, di cui l’ultima lo scorso giugno. È il bilancio del “confronto” tra il Comune di Rimini e i privati sulla delibera “taglia cemento”, la variante 22 del 2013, con la quale l’amministrazione ha “cancellato” 300mila metri quadrati di cemento rispetto a quelli previsti dal piano regolatore in vigore dal 1998 al 2016. Un potere, quello del Comune di adottare le varianti urbanistiche per la salvaguardia del territorio, che l’ultima sentenza del Tar, Tribunale amministrativo regionale, certifica appieno. La delibera 22/2013 si conferma quindi pienamente legittima, in attesa dell’esito del ricorso dell’amministrazione comunale al Consiglio di Stato contro l’accoglimento dell’istanza privata del 2017, quella legata al “piano Borghi” dell’area di Santa Giustina.
La vicenda
Dal 2013 sono stati 10 i ricorsi presentati al Tar da parte di privati e società immobiliari contro la delibera 22 del 2013, cosiddetta “Taglia cemento”, ma a spuntarla contro il Comune di Rimini è stato solamente uno, nel 2017. Il ricorso denominato “piano Borghi”, ora portato dall’amministrazione comunale sui tavoli del Consiglio di Stato per essere giudicato nuovamente. Quella vittoria di parte privata, però, al tempo, aveva smosso le acque. L’accoglimento del ricorso, basato sulla considerazione dell’illegittimità del Masterplan come strumento urbanistico, aveva motivato i promotori del piano di Santa Giustina, da cui era partito il contenzioso, ad annunciare la richiesta di risarcimento danni al Comune per milioni di euro. Uno “spauracchio” presto dilagato in giunta, intimorita dall’eventualità di altri accoglimenti da parte del Tar, che avrebbero comportato esborsi milionari. A quietare definitivamente gli animi è stata però la sentenza numero 570 del 24 giugno 2019, l’ultima, quella con cui il Tar ha stabilito che è potere dell’amministrazione adottare varianti urbanistiche per la salvaguardia del territorio e che la variante contestata dai privati è sorretta da un’adeguata motivazione, quella di consentire “il minor ulteriore consumo di suolo possibile”, come pronunciato dal giudice amministrativo. «Si tratta – commentano da palazzo Garampi – di un pronunciamento che ha una valenza importante: in concreto si riconosce all’amministrazione comunale il potere di individuare le regole più idonee per la pianificazione urbanistica del territorio nell’interesse della collettività». Con l’accoglimento della linea difensiva dell’avvocato Federico Gualandi, il legale incaricato del Comune, risulta effettiva la riduzione degli indici di edificazione, che ha interessato più di cento schede, per un taglio complessivo di oltre 300mila metri quadrati.

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