Rimini. “Da barista a direttore, 15 ore al giorno senza riposi”

«Da barista a direttore di hotel, la musica non cambia: 15 ore di lavoro al giorno, senza riposo settimanale». Ad affermarlo è il 50enne Marco Fiori, ora consigliere della Lega a Santarcangelo e dipendente privato di un’azienda pubblica e in precedenza operatore nel turismo per 30 anni.

Fiori, qual è stato il suo percorso?

«Ho iniziato a lavorare come barista in un hotel igeano appena 17enne. Eravamo alla fine degli anni Ottanta, nel pieno del boom che ha consentito agli albergatori di costruire un impero. Il mio orario andava alle 10 alle 15 e poi dalle 17 alle 3 di notte, perché i tedeschi bevevano fino a tardi. Dunque 15 ore al giorno in veste di apprendista, con pagamento fuori busta. Il sistema funzionava così: le evasioni sono nate con gli hotel. Era normale che le donne facessero la stagione e che i giovani capissero che i risultati sono frutto di sudore. Sapevamo che si trattava non di un lavoro ma della “stagione”: nessuno di noi aveva frequentato l’Alberghiero. Quanto a me, ho lavorato fino al 2009, diventando anche direttore delle Conchiglie di Riccione, dove arrivai dopo il blitz del 2006 che svelò le ombre del sistema: l’80% dei 50 dipendenti lavorava in nero e la vicenda si concluse con una sanzione-batosta da 100mila euro. Ma occorre una precisazione».

Ovvero?

«Esistono tante attività che operano con correttezza trattando i dipendenti meglio dei familiari, ma purtroppo pagano lo scotto per quanti non si comportano così».

A quali cambiamenti ha assistito in tre decadi?

«Con il raggiungimento di una certa agiatezza molti smisero di “ammazzarsi” d’estate, inoltre la maggior parte delle strutture iniziò a preferire lavoratori dell’est Europa o di area africana. Più malleabili, più bisognosi e meno pretenziosi, basti pensare che uno stipendio pur basso equivaleva a 10 volte la paga mensile nei paesi di origine. Oltretutto preferivano il contante alle marche Inps».

A quanti controlli ispettivi ha assistito?

«Cinque in 30 anni. Il personale è istruito su come relazionarsi con gli ispettori e ciò che conta è la parola del dipendente. Riguardo ai sindacati, ritengo che la propaganda che stanno conducendo crei ancora più tensione in un settore già incrinato. Dovrebbero monitorare la situazione ma ho constatato che di solito, in occasione di gestioni truffaldine di grandi hotel con dipendenti lasciati in mezzo a una strada, anche a seguito di segnalazioni e avvisi, le organizzazioni sindacali non si sono attivate finché il danno non era irreparabile, sebbene dopo fossero tutti presenti per aumentare il numero degli iscritti ».

Perché mancano denunce di massa?

«A che pro? Meglio non bruciarsi i contatti. A volte si denunciano esercenti di strutture che non hanno nulla da perdere. La cosa singolare resta che tutto è alla luce del sole. Lavorano gli stessi dipendenti su più turni, 7 giorni su 7, nella stragrande maggioranza degli hotel».

Come si scardina il sistema che ha descritto?

«Di certo non dalla sera alla mattina e non in periodi di disagio economico, tuttavia si notano già modifiche in quanto o si cambia o non andranno avanti le attività che non potranno affidarsi a nuove manovalanza straniere di paesi arretrati. Aggiungo che ciò che manca in Romagna è un turismo di stile. Non c’è più, al di là del numero di stelle, il culto della professionalità di un tempo. Dopo Masterchef, aumentano infatti le iscrizioni per diventare cuoco, ma non maitre e sono ormai scomparsi “i portieri-chiavi d’oro”. Nel frattempo per un albergo controllato, cento la fanno franca. Serve quindi più personale, gli albergatori non possono lucrare sulle pelle di chi lavora tre mesi l’anno. Quanto al reddito di cittadinanza, non credo che i giovani puntino a cifre così micragnose, ma se hanno la famiglia alle spalle ci pensano bene prima di farsi “massacrare”, specie in una professione che non desiderano svolgere nel loro futuro. Nei ragazzi noto piuttosto la mancanza di affezione al lavoro, chiaro indice di un sistema malato nell’odierna società».

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