Rimini. Crocifisso di Michelangelo? Per il perito è solo un “bluff”

Il crocifisso di Michelangelo? Soltanto un “bluff”. «Non può ritenersi una creazione dell’artista», ma un manufatto di epoca barocca del valore commerciale compreso fra cinquemila e settemila euro. La perizia disposta dal giudice Benedetta Vitolo fa chiarezza sul dubbio principale e chiude di fatto il contenzioso in corso.

La statuetta lignea di 40,2 centimetri, da sempre di dubbia attribuzione, è da tempo al centro di una lunga contesa giudiziaria che vede intrecciarsi sullo sfondo mafia, massoneria, Vaticano, servizi segreti. C’era solo da capire una volta per tutte l’origine e, tornando alla causa in corso, se doveva essere restituito al proprietario Angelo Boccardelli oppure confiscato dalla Stato italiano.

Il pm riminese Davide Ercolani aveva ingaggiato un braccio di ferro, ma la questione dirimente era appunto il valore artistico dell’opera: a questo punto cade anche l’interesse della procura.

A questo punto il giudice Vitolo fisserà una nuova udienza per comunicare la sua decisione. Lo scarso valore e l’assenza di reati determinerà il certo dissequestro della statuetta.

Del caso si era occupata anche la Corte di Cassazione.

«Nel difetto di verifica dell’interesse culturale», aveva sentenziato la Suprema corte, non si può procedere alla confisca prevista per gli oggetti artistici di una certa rilevanza.

A San Marino, dove l’opera si trova, la confisca è prevista solo in caso di condanna dell’imputato, mentre in Italia è scattata la prescrizione e quindi il Titano non è impegnato a dare il via libera allo Stato italiano,

È dal giorno successivo all’archiviazione di ogni accusa nei suoi confronti, che il legittimo proprietario – Angelo Boccardelli – si batte per riavere l’opera già promessa al duomo di Ascoli Piceno. Nelle sue intenzioni farà quindi bella mostra di sé nel battistero della città, marchigiana, secondo un accordo già raggiunto tra il suo cliente e il vescovo locale. «Non poteva e non può essere confiscato». Il Titano finora è restato alla finestra: tutto è “congelato” in attesa dell’esito dell’udienza a Rimini, a questo punto scontato. Restituirà la statuetta lignea al proprietario. L

a perizia, affidata a Luca Annibali, dottorando in Storia dell’arte alla Scuola normale superiore di Pisa, non lascia spazio ai dubbi. «Deve ritenersi una creazione di un intagliatore d’Oltralpe, forse fiammingo che non è possibile identificare con maggior precisione». Dall’analisi emerge che l’oggetto «non può ritenersi di particolare rilevanza per il patrimonio italiano», né emergono indizi sulla sua eventuale produzione in Italia.

Sulla base di oggetti simili venduti nelle aste internazionale il valore è sotto la soglia di 13.500 euro: 2. «Tra cinquemila e settemila euro». Tanto rumore per nulla: il caso è chiuso.

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