C’è chi ha fatto la “cresta” sui rimborsi richiesti al Comune dal comitato delle manifestazioni e gli eventi del Borgo San Giovanni. Non si tratta però dell’unico indagato per truffa, un commerciante riminese, legale rappresentante dell’associazione degli esercenti. Una volta ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini ha chiesto di essere interrogato e, assistito dagli avvocati difensori Piergiorgio Tiraferri e Marco De Pascale, ha respinto gli addebiti e spiegato ogni cosa. Ai finanzieri ha fatto il nome del responsabile. Un “tuttofare” al quale era delegata la contabilità: «Anche io sono stato raggirato, ma a quello che so lui ha già chiesto scusa e provveduto a risarcire il Comune». Nel frattempo, però l’inchiesta è formalmente chiusa, senza avere ancora sfiorato il furbetto del rimborso. Tutto parte nell’autunno 2019, quando gli uffici comunali fanno verifiche sulla rendicontazione, da parte dei comitati d’area, delle spese sostenute su manifestazioni ed eventi, così come previsto dal bando comunale per l’erogazione di contributi economici. Salta fuori dall’esame che il bollettino per l’occupazione di suolo pubblico, presentato da un comitato d’area, sia grossolanamente alterato: davanti alla cifra di seicento euro, una “manina” ha aggiunto un bell’uno davanti. Un falso grossolano, e il Comune, sulla base di questa irregolarità, revoca il contributo erogato al comitato (5 mila euro) per il 2019. A quel punto però gli uffici comunali fanno anche una verifica a ritroso, sulle annualità 2018 e 2017, accertando le medesime anomalie. Scatta così un accertamento di causa di decadenza, come previsto dal bando, e il Comitato è costretto alla restituzione dei contributi erogati nei due anni precedenti (settemila cinquecento euro). Già in questa fase emerge come il Comitato sia parte lesa, non appena si scopre che a compiere l’irregolarità è stato un soggetto terzo, incaricato di seguire la parte amministrativa per il Comitato. Lui restituisce tutto, ma il tardivo “rimborso del rimborso”, non mette fine all’indagine avviata da procura e guardia di finanza. Solo che non è il suo il nome che compare nell’avviso di conclusione delle indagini, ma quello dell’incolpevole legale rappresentante. Formalmente aveva lui la “firma”, la documentazione, però, l’avrebbe redatta l’altro.

Argomenti:

rimini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *