Una versione tutta sua della medievale cintura di castità: obbligare la moglie a indossare solo dozzinali slip maschili che lui aveva già provato. «Così non potrà venirti in mente di tradirmi». Non era solo il divieto di acquistare biancheria intima a rendere impossibile la convivenza con il marito per una donna ancora giovane, finalmente decisa a rifarsi una vita dopo avere subito per anni umiliazioni di ogni genere. Lui, un cittadino albanese di cinquantasei anni, è alla sbarra con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. È stata lei a denunciarlo dopo che, gli ultimi sei mesi di convivenza, nella seconda metà del 2017, si erano trasformati in un incubo. Stando al suo racconto, che adesso dovrà trovare conferma nel processo, lui pretendeva di avere il controllo assoluto sull’esistenza della moglie. Ossessivamente geloso e possessivo, le imponeva di segnalargli ogni suo spostamento e, proprio per lo stesso motivo, la tempestava di telefonate durante l’orario di lavoro. Senza il permesso dell’uomo la moglie, che è assistita dall’avvocato Graziana Bettuelli, non poteva scendere in strada a buttare la spazzatura, né in terrazza a stendere i panni: gli altri l’avrebbero osservata. Figurarsi, poi, se le dava il permesso di andare alle feste di compleanno degli amichetti dei figli o di soffermarsi sullo schermo del telefono senza che lui si piazzasse al suo fianco a vigilare sul tenore delle conversazioni. Le veniva impedito di spendere i suoi stessi soldi, poteva di quando in quando andare dalla parrucchiera, ma non per tingersi i capelli. Una serie di regole assurde alle quali, a un certo punto, lei ha detto basta. Nella prossima udienza il giudice potrà ascoltare direttamente la sua voce, poi toccherà al marito, ormai ex, che – difeso dall’avvocato Leanne Arceci – potrà fornire la sua versione dei fatti.

Ieri davanti al tribunale riunito in forma collegiale, un altro marito sotto accusa ha avuto la possibilità di difendersi dai pesanti addebiti che nascono dalle denunce della moglie, assistita dall’avvocato Alessandro Pierotti. Si tratta di un sessantenne italiano sospettato di avere preso a botte e violentato la donna che diceva di amare. Lui ha negato tutto, ammettendo solo di averla schiaffeggiata una sola volta esasperato dalle presunte aggressioni di lei. Un racconto che ha irretito lo stesso pm Davide Ercolani: ha fatto la voce grossa nel contestare le affermazioni dell’imputato. L’uomo, difeso dall’avvocato Andrea Guidi, aveva provato a sua volta a denunciare la moglie, ma proprio alla vigilia dell’udienza il giudice ha archiviato. Nel capo di imputazione che lo riguarda, invece, si parla, tra l’altro, di un’aggressione durante la quale lui l’avrebbe spinta in un angolo, in ginocchio, per poi colpirla con un pugno alla testa dicendole: «Adesso mi fai quello che fai a lui».

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