Rimini, Coronavirus. La paura aumenta anche tra i cinesi: niente doposcuola

RIMINI. «Più che paura dell’emarginazione da parte degli italiani, i cinesi hanno paura di entrare in contatto con altri cinesi: sanno che ci sono persone che recentemente sono state in Cina, così cercano di limitare i contatti». Secondo il religioso Mattia Amaranti, volontario dalla comunità Monte Tauro, che a Rimini è il punto di riferimento dei cinesi cristiano cattolici, è «da cinese in cinese» che corre la paura del Coronavirus. «Infatti – riferisce sempre il religioso – dallo scorso lunedì, il numero dei bambini che frequenta il doposcuola della comunità è calato drasticamente. Da 50 o 60 che sono di solito, ne sono rimasti 10 o 15».
Ad alimentare la preoccupazione per il virus scoppiato in Cina nella città di Wuhan, metropoli da 11 milioni di abitanti, sono i numeri dei decessi e dei contagi in continua crescita, che ieri pomeriggio, secondo i dati ufficiali, ammontavano rispettivamente a 212 e 8.900, con 42 morti in un solo giorno e 1.200 nuovi casi. Nessun caso, invece, è stato riscontrato fino a ieri in Emilia Romagna.

Arrivi dalla Cina

«La situazione in Cina è critica – racconta Don Savio Yan, della chiesa cattolica cinese – e noi siamo preoccupati per i nostri famigliari che sono là. Però qui a Rimini è tranquillo, per cui dobbiamo evitare di allarmarci in maniera eccessiva». Oltre ai timori per i parenti e gli amici rimasti in patria, tuttavia, i cinesi che si sono stabiliti a Rimini, (ufficialmente circa 1.500) temono il contatto con gli altri connazionali. La paura è che siano entrati in relazione con persone che hanno visitato recentemente la Cina. «Sappiamo che ci sono circa una decina di persone che sono rientrate dalla Cina pochi giorni fa – ammette infatti Mattia Amaranti – tutte persone che non hanno evidenziato sintomi sospetti, ma che per precauzione, anche allineandosi a quanto disposto dalle istituzioni italiane, hanno scelto di non frequentare locali pubblici e stare in casa per i fatidici 14 giorni».

Niente doposcuola

«Però – prosegue il religioso – la paura tra i cinesi c’è. Non è un caso, infatti, che il doposcuola della nostra comunità, dove diamo lezioni di italiano e lingua cinese oltre a fare recupero compiti, sia stato “disertato” da molti bambini». Dalla cinquantina abbondante di frequentanti, infatti, come riferisce Amaranti, che si occupa della gestione del doposcuola, «dallo scorso lunedì il numero di presenti è sceso fino a 10 o 15 alunni». Il timore dei genitori che i propri figli possano venire contagiati, tuttavia, non ha inibito la frequentazione della scuola primaria. Stando a quanto riportato da Amaranti, «a scuola la mattina continuano ad andare regolarmente». Riflettendo invece sull’eventualità o meno di episodi di emarginazione a danno dei residenti cinesi a Rimini, Mattia Amaranti afferma di non averne avuto notizia. «Nessuno di loro mi ha detto nulla, ma non posso essere certo che non ci siano stati. Perché già su Instagram e su Facebook stanno circolando vignette e immagini poco simpatiche, che potenzialmente possono alimentare la diffidenza verso i cinesi». «Quello che so per certo – dichiara Amaranti con convinzione – è che i loro timori principali sono rivolti verso le persone della loro stessa comunità. Si sentono un po’ degli “untori”, e cercano di prendere tutte le precauzioni possibili».

Regione sotto controllo

A rasserenare gli animi, intanto, sono le notizie dalla Regione, che confermano l’assenza di casi di Coronavirus in Emilia Romagna. Le indagini condotte su due pazienti presi in carico dal policlinico Sant’Orsola di Bologna, infatti, hanno permesso di escludere con certezza la presenza del virus. Una delle due persone ricoverate è già stata dimessa. Approfondite verifiche epidemiologiche sono invece in corso nel territorio parmense dove sono transitati i due turisti cinesi contagiati dal Coronavirus ora ricoverati allo Spallanzani di Roma. Inoltre, tutte le misure stabilite dal ministero sono state già attivate dalla Regione in stretto raccordo con le aziende sanitarie.

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