Per più di due settimane perseguitò Gioenzo Renzi e la sua famiglia in un crescendo di agitazione e rabbia che avrebbe potuto degenerare in qualcosa di peggio. Bottiglie rotte e sacchi di rifiuti lanciati nel cortile in piena notte. Danneggiamenti. Campanello suonato più volte nelle ventiquattro ore e soprattutto pesanti offese e minacce alla moglie e inquietanti avvertimenti: «Vedrete che Natale vi aspetta… ».

L’autore delle continue molestie, un quarantenne marocchino (B.R. le sue iniziali), difeso dall’avvocato Gianluca Tencati, è stato condannato in abbreviato per stalking, a otto mesi di reclusione.

A catturarlo e consegnarlo ai carabinieri era stato lo stesso capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, con la decisiva collaborazione del figlio. Avevano atteso l’arrivo dello sconosciuto e non si erano fatti cogliere di sorpresa. «Perché ce l’hai con noi?». Fu solo in caserma che il nordafricano spiegò le ragioni del suo odio contro Gioenzo: «Quello vuole trasferire la moschea dal Borgo marina, ma sarà lui costretto ad andarsene».

Era dicembre 2017 e gli investigatori presero sul serio quelle parole al punto da intercettarlo e risalire ai suoi contatti. Dietro di lui non c’era nessuno a sobillarlo e da allora non è più tornato a farsi vivo.

Era stato lo stesso Renzi, che non si è costituto parte civile disinteressandosi del processo, a inquadrare per primo la situazione. «Dissi che erano gesti più da persona disturbata che agitatore politico – racconta il politico riminese – non è mia abitudine strumentalizzare episodi del genere. A distanza di tempo, però, devo ammettere che – pur non avendo personalmente paura di niente – in quel periodo ero seriamente preoccupato per la mia famiglia. Lo sconosciuto se la prendeva soprattutto con mia moglie, costretta, in mia assenza, perfino a barricarsi in casa. Non avrei chiamato i carabinieri, che ringrazio per la loro presenza costante e disponibilità, per una semplice minaccia, a quelle sono abituato». Per mandare via Renzi da Borgo marina ci vuole ben altro (anni fa gli spruzzarono dello spary urticante negli occhi mentre cercava di fotografare il rifornimento di alcuni venditori abusivi. «No, non me ne vado, e continuo la mia battaglia per la vivibilità del quartiere e perché venga trovata una diversa collocazione alla moschea».

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