Rimini. Colonia Bolognese assegnata dopo il decimo tentativo

Buona la decima! Dopo un’incredibile sfilza di aste andate deserte, la numero 10 è stata finalmente quella giusta per uno dei monumenti della Riviera finito nel vortice del fallimento della Cooperativa Muratori Verucchio. Ieri alle 13 scadevano infatti i termini per la presentazione delle nuove offerte per la Colonia Bolognese nell’ennesimo tentativo esperito dai curatori Ettore Trippitelli e Fabrizio Tentoni e l’ennesimo ribasso (la base d’asta è scesa a tre milioni e mezzo di euro con offerta minima a partire da 2.625.000) ha appunto colto nel segno. «Interessamenti ci sono stati anche negli ultimi tempi, persone che hanno chiesto informazioni anche da fuori provincia» spiegava alla vigilia lo stesso Trippitelli. Il problema è che non si traducevano mai in offerte. Fino all’altro ieri, quando è arrivata quella giusta. Una sola, su cui i professionisti da anni al lavoro mantengono ancora l’assoluto riserbo, limitandosi a rivelare che «l’aggiudicazione è avvenuta proprio per la cifra minima, i 2.6250.000 euro».

La storia in… finita

La grossa colonia eredità del Ventennio fu messa all’asta la prima volta nel luglio 2019, quasi tre anni fa, per una cifra di 18 milioni di euro. Da quel giorno la procedura si è ripetuta con cadenza continua e cifra sempre più bassa: 13,5 milioni nel febbraio 2020; poi 10,1 milioni nel mese di luglio e 9,1 in novembre. La somma scende ancora a 7,7 milioni nel febbraio 2021, poi 6,2 in maggio, 5,2 in luglio, 4,5 a novembre e 4 milioni a febbraio 2022. Dieci tentativi con quello di ieri conclusi con un nulla di fatto, nonostante in passato si sia ragionato a diverse destinazioni per l’immensa struttura inaugurata il 1° agosto del 1932 è composta da quattro grandi edifici in mattoni (oltre tre più piccoli di collegamento), costruiti perpendicolarmente al mare in un’area di quasi 18.400 metri quadrati in viale Principe di Piemonte, al confine fra Rimini e Riccione. All’inizio del terzo millennio, l’ex sindaco Alberto Ravaioli annunciò che un gruppo milanese era intenzionato a investirvi 24 miliardi delle vecchie lire per farne un grande residence turistico alberghiero con 250 alloggi. Nel 2003, ad acquistarla fu invece “Veleno” Foschi, che aveva avviato già l’iter per creare un hotel a cinque stelle. A lungo si parlò poi di un maxi polo del benessere, mentre nel giugno 2020 fu addirittura il sindaco di Calderara di Reno Giampiero Falzone a pensare di investire sulla colonia con una cordata di primi cittadini emiliani che annoverava anche il sindaco di Bologna Virginio Merola: gli amministratori ed ex amministratori chiesero il sostegno economico di vari Comuni della provincia di Bologna e di Rimini e quello della Regione per destinare quegli spazi alla cultura, ma fu l’ennesimo annuncio non seguito da offerte concrete.

L’assist della Curatela

Cosa frenava quindi ogni volta i potenziali acquirenti nel momento di passare dalle parole ai fatti? «Hanno forse sempre spaventato un po’ i possibili vincoli della Soprintendenza. Per cercare di agevolare gli interessati, come Curatela abbiamo anche presentato una manifestazione d’interesse con l’ausilio dell’ingegner Alessandro Ravaglioli sulla base di un bando regionale sulle grandi aree: un’iniziativa attraverso cui sollecitare anche il Comune, messa in essere anche per qualche altro immobile finito all’asta» spiega ancora Trippitelli. Un assist che ha probabilmente contribuito a smuovere le acque e a far sì che qualcuno dalle parole passasse ai fatti: l’offerta è finalmente arrivata e la Colonia Bolognese ha una nuova proprietà. Nei prossimi giorni se ne saprà certamente di più, sull’identità degli aggiudicatari e sulle loro intenzioni.

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