Rimini. Caro gasolio, allarme di Cna: “Trasporti a rischio paralisi

La crescita dei prezzi del carburante e la mancanza di personale, legata sia ai casi di positività al coronavirus che alle sospensioni degli autisti contrari alla vaccinazione o all’obbligatorietà del green pass sui luoghi di lavoro, rischiano di bloccare il comparto dell’autotrasporto. Un settore che non si è fermato neanche durante le fasi più calde dell’emergenza sanitaria, come il lockdown di due anni fa e le zone rosse, per non far mancare i rifornimenti ai supermercati e alle farmacie.

«Siamo al paradosso che il lavoro e il fatturato ci sarebbero, però la situazione rende più conveniente tenere i motori spenti per minimizzare quanto più possibile i danni», sintetizza Marco Pazzini, presidente della Cna-Fita.

“Quanto mi costi”

Sul versante dei rincari, «per quello che riguarda il gasolio, stiamo parlando di spese di gestione per mezzo, non per azienda, che sono aumentati di circa 9.300 euro all’anno, un impatto attorno al 7 per cento dei valori indicativi dei costi di esercizio – entra nei dettagli Matteo Fabbri della Cna-Fita e referente del trasporto europeo della Cna nazionale, citando i risultati di un’indagine effettuata dal centro studi dell’associazione di categoria -. Per il metano, il rincaro è stato dell’86,6% e la crescita delle spese per mezzo di 18mila euro all’anno. È una situazione decisamente penalizzante».

E, fra l’altro, un paradosso che sembra punire tutte quelle imprese che hanno deciso di effettuare investimenti all’insegna della sostenibilità ambientale.

«Si corre il rischio che i costi di gestione sorpassino di gran lunga i guadagni – commenta Pazzini – e che gli artigiani che lavorano per conto terzi siano costretti a fermarsi. Il prezzo del gasolio che impatta per un terzo sui fatturati va ad azzerare quasi completamente i margini di ricavo. La situazione sta cominciando a diventare insostenibile. Anzi, era già abbastanza critica, non ha fatto altro che peggiorare».

La forza lavoro

Sul fronte del personale, «mancano alcune centinaia di autisti solamente nel nostro territorio – stima Pazzini -. Ci sono delle aziende che sono restate chiuse per delle settimane perché non avevano la possibilità di organizzare il ricambio del personale».

Contemporaneamente, «è quasi impossibile trovare del personale qualificato – aggiunge – e ci si deve rivolgere quasi esclusivamente al mercato estero, trovando livelli di professionalità inferiori a quelli del mercato italiano, non adeguati. Magari gli autisti stranieri hanno anche tutti i patentini autorizzativi necessari, però si rischia di scadere dal punto di vista della professionalità».

Giocano un ruolo significativo anche «i costi di accesso a questa professione – non nasconde Fabbri -. Stiamo lavorando assieme alla Regione a misure che possano frenare questo fenomeno, e speriamo di essere pronti per annunciare alcuni provvedimenti nel giro di qualche mese».

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