«Strepitosamente bene» e altrettanto «strepitosamente male». Tra pizze e lasagne, e le braccia di oltre cento volontari, il direttore della caritas diocesana Mario Galasso descrive una quotidianità che è andata al di là sua aspettativa, sorprendendolo in bene, ma anche in male. «Il numero di persone che è arrivato a chiedere il nostro aiuto è aumentato – spiega Galasso – siamo passati dai 60 accessi in mensa, ai 130 destinatari del “packet lunch”, il pasto al sacco che distribuiamo adesso che il refettorio è chiuso». Tra gli avventori, anche figure inedite: «Le badanti – dice Galasso – e le persone transessuali, che a causa delle restrizioni per il contenimento del contagio da Covid-19 non possono più fare quello che per loro è un lavoro».
Ad aver accresciuto l’utenza, anche il “giro nonni”, il servizio con cui i volontari Caritas portano i pasti caldi a casa degli anziani soli e in difficoltà. «Nel giro di un mese siamo passati da avere una trentina di anziani a una sessantina – racconta il direttore di Caritas Rimini – perché questa situazione ha reso ancora più acute le criticità già presenti». Per fortuna, però, di fronte a all’aumento di quella che nel gergo economico si chiamerebbe “domanda”, è aumentata anche l’offerta della “manodopera”. «All’inizio dell’emergenza – ricorda il direttore – abbiamo “lasciato a casa”, per così dire, tutte le persone che avevano più di 60 anni per tutelare la loro salute, ben consapevoli che ci stavamo privando della fetta più sostanziosa di operatori. Al loro posto, però, sono arrivati oltre 150 volontari, tutti di età compresa tra i 18 e 40 anni». «Non ce lo aspettavamo proprio è stata una risposta sorprendente, una profusione di solidarietà che mi ha davvero sorpreso». Solidarietà che è arrivata anche dalla cucina. Non solo dai fornelli di Caritas dove continuano ad avvicendarsi i volontari, ma anche dalle mani di chef e pasticceri. Tra questi, anche il riminese Roberto Rinaldini, che ha regalato a Caritas 250 colombe. «E poi in cucina “da noi” è arrivato anche il mio amico, lo chef Alessandro Garattoni, che si è offerto di preparare per Caritas le sue prelibatezze». «E devo dire – ammette Galasso – che ci ha davvero fatto fare un salto di qualità». «L’altra sera ha fatto la pizza. La pizza, che era la prima volta in Caritas. Abbiamo potuto esaudire un sogno. Dare la pizza a chi viene qui da noi a prendere da mangiare, ma ci pensate?». Durante la settimana, invece, al posto del «menù standard», lo chef Garattoni ha preparato «le lasagne al forno con i carciofi, un salto di qualità che sognavo da tempo – sottolinea Galasso – che è stato reso possibile adesso, in questo momento così caotico. E’ incredibile». «Per questo non posso che ringraziare le decine e decine di volontari, conclude il direttore dell’istituto di carità diocesano, descrivendo gli occhi «pieni di energia» e la «voglia do attenzione e disponibilità» di chi ha scelto di dare un aiuto in Caritas, senza dimenticare mai l’importanza delle piccole cose. «Una ragazza mi ha detto: “Ma perché non lasciamo un messaggio sui pacchetti che consegnamo?”. Da allora è nato il progetto “message in a bottle”: trascriviamo sui pacchetti i messaggi che ci inviate per mail».

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