Rimini, l’allarme dal carcere: “Condizioni disumane nella prima sezione”

«Nella prima sezione del carcere di Rimini i detenuti vivono una condizione inumana e degradante. È una vergogna, uno scandalo, addirittura un passo indietro rispetto all’ultima visita che risale al 2019. In una cella il water è di fronte ai fornelli, per trentasette persone c’è solo un frigorifero in comune e solo cinque docce, tre delle quali non funzionanti».

Rappresentati del partito radicale, come è loro consuetudine attorno a Ferragosto, e avvocati della Camera penale di Rimini sono entrati ieri all’interno della casa circondariale locale per conoscerne le condizioni di vivibilità e verificare quali rimedi erano stati adottati per fronteggiare caldo, emergenza sanitaria e sovraffollamento e ne sono usciti inorriditi.

I numeri da soli non raccontano la realtà: i detenuti attuali, infatti, sono 129, ben oltre la capienza regolamentare (112), ma meno rispetto al passato. «Si tratta però di un dato falsato – spiega Ivan Innocenti, consigliere del partito radicale – A causa del Covid, infatti, le sezioni sono state ridefinite: due sono riservate alle quarantene e la gran parte dei detenuti si concentra nella prima e nella seconda sezione (in tutto sono cinque ndr)». Così nella prima sezione si trovano rinchiusi 37 detenuti, rispetto a un massimo di 23, e mella seconda 25 (rispetto ai 14 previsti). «Bisogna aver visto, scrisse Piero Calamandrei riferendosi alla disumanità del carcere» – nota Enrico Amati, avvocato e docente di diritto penale, anche lui parte della delegazione radicale assieme ad Aldo Brunelli e Giovanni Benini. «Una riflessione ancora attuale». La visita ha lasciato una profonda impressione anche nei rappresentanti della Camera penale di Rimini: il presidente Alessandro Sarti, la vicepresidente Tiziana Casali e la referente per il carcere Sonia Raimondi. Abituati a fermarsi nella sala colloquio con l’aria condizionata, si sono ritrovati trascinati dall’altra parte del carcere e ne sono usciti come da un viaggio all’inferno. «L’indignazione – spiega Sarti – si tradurrà in gesti concreti». C’è la volontà di cambiare le cose a costo di presentare una denuncia in procura. «Di sicuro valuteremo la possibilità di chiedere l’accesso agli atti per esaminare le ultime relazioni periodiche dell’azienda sanitaria». Nonostante la professionalità e l’impegno degli operatori e in particolare degli agenti della polizia penitenziaria (sotto organico e con l’età media che avanza), le condizioni in cui versano i detenuti della prima sezione sono ai limiti della violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che proibisce la tortura e i trattamenti inumani o degradanti. «Il modello di esecuzione della pena va profondamente riformato», aggiunge Sarti. Più della metà dei carcerati è di origine straniera, i tossicodipendenti rappresentano il 44 per cento del totale. «Pagano sempre gli stessi, è il penitenziario spesso è un mero contenitore: ci sono perfino malati psichici per i quali non è ancora stata trovata un’adeguata collocazione». Quasi la metà dei 129 detenuti attuali è in attesa di giudizio definitivo. Trentanove uomini sono in custodia cautelare senza neanche una sentenza di primo grado. «Statisticamente si può dire, visto l’esito dei processi, che oggi come oggi ci sono venti innocenti rinchiusi in quelle condizioni. Una situazione che Rimini non può tollerare.

I radicali torneranno nel carcere di Rimini il 15 settembre prossimo in concomitanza con la Giornata internazionale della democrazia per raccogliere anche tra i detenuti le firme sui sei quesiti referendari che riguardano la giustizia promossi assieme alla Lega. Uno riguarda la custodia cautelare, cioè la custodia preventiva a cui un imputato può essere oggi sottoposto prima della sentenza nei casi in cui c’è il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di compimento di nuovi e gravi reati. Il quesito referendario interviene su questi specifici casi, limitando il carcere preventivo alla terza ipotesi di pericolo, e cioè ai soli reati gravi.

Ma tra qualche settimana parte anche «Settembre senza tabù» un corso di educazione sessuale dedicato ai detenuti, ideato e promosso da un medico riminese.

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