Rimini, il capitano Zanetti conquista il Meeting

“Un capitano c’è solo un capitano”. Non poteva essere accolto che in questo modo, Javier Zanetti, vice presidente dell’Inter e protagonista di mille battaglie e vittorie nerazzurre. Ieri pomeriggio il campione argentino è stato acclamato dai “tifosi” del Meeting in occasione dell’incontro “Vincere, ma non solo. Crescere nella vita per raggiungere i propri obiettivi”.
Parole chiave della sua carriera: fatica e sacrificio. «Mi piace complicarmi la vita – ha detto -. Quando ho smesso non ho scelto la strada più facile, rimanendo nell’area sportiva perché volevo essere utile in aree nuove. E dato che essere campione in campo non significa esserlo automaticamente altrove, mi sono messo a studiare. Volevo mettermi in discussione occupandomi di altri tipi di esigenze, desiderando intervenire in tutto quello che c’è dietro una squadra che scende in campo».


Anche l’impegno è una priorità per Zanetti. «Per imparare a vincere bisogna prima di tutto saper perdere. La sconfitta ha un valore formativo e i giovani devono impararlo, perché tutti abbiamo dei talenti e li dobbiamo allenare per essere pronti quando arriva la propria opportunità».
Una qualità di Zanetti è soprattutto il suo impegno nel sociale. Infatti, la sua Fondazione Pupi segue e aiuta 250 ragazzi a studiare e a trovare un tetto. La lezione da imparare a memoria? «Aiutare fa sentire bene».

Vita di coppia
Nell’ambito della ricca offerta a tema sportivo di quest’anno, offerta in collaborazione con Master Group Sport, Davide Mazzanti, commissario tecnico della nazionale italiana volley, e Serena Ortolani, pallavolista e capitana della Saugella Team Monza, in precedenza sono stati sfidati sul tema della condivisione nello sport: “Lo sport vissuto insieme” è stato il titolo dell’incontro che li ha visti protagonisti allo Sport Village, incalzati da Consuelo Mangifesta, pluricampionessa di volley.
Oltre ad aver vinto insieme (l’uno era allenatore, l’altra giocatrice), Mazzanti e Ortolani fanno coppia anche nella vita: sposati, sono genitori di Gaia, 6 anni. In un divertente scambio di battute, si sono raccontati a un pubblico di giovani e giovanissimi tratteggiando le tappe di un amore. Dopo le prime indecisioni, dovute ai rischi per la carriera di Mazzanti, i due hanno deciso di esporsi e di portare avanti un progetto di vita inedito: se impegnarsi in squadre diverse sarebbe stato più semplice, decidere di lavorare da allenatore e giocatrice di uno stesso gruppo è ciò che ha permesso loro di non dividere la famiglia.
«Nostra figlia ci ha tolto il senso di colpa» ha detto Mazzanti, rimarcando che la nascita è stata un alleato prezioso nella loro sfida. «Da giocatrice – ha affermato la Ortolani – posso dire che, dopo aver messo su famiglia, ho scoperto il vero senso della vita. Prima c’erano soltanto la pallavolo e lo sport, poi ti rendi conto veramente del perché sei al mondo e riesci a dare un senso a quello che fai. La famiglia così ti dà uno spirito in più, la gioia, la gioia di vivere».
«Ma come si fa in pratica ad allenare la moglie?» ha incalzato la Mangifesta, facendo eco a una curiosità che è stata spesso rivolta alla coppia. La risposta di Mazzanti passa per un esempio concretissimo del mondiale dello scorso anno. «Sia Serena sia Gaia hanno una incredibile capacità di capire quello che penso. È capitato due volte al mondiale: durante un time out mi sono sentito tirare la maglia, ed era Serena che mi diceva di dare energia al gruppo. Io forse ero arrabbiato e lei lo ha sentito subito, ha sentito da una parte la squadra e da una parte me, è stata il mio termostato, mi ha regolato sulla temperatura della squadra, su quello di cui la squadra aveva bisogno, averla lì è stata una ricchezza».

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