Rimini. Calcio dal vigile, i social condannano mamma e ragazzino

Il ragazzino che ha rischiato di prendersi un calcio da un agente della polizia locale? Va punito. La madre che ha denunciato il comportamento del vigile? Pensasse a educare il figlio che è meglio. L’agente che è stato punito dal comando con una sanzione disciplinare per avere tentato di colpire un ragazzino in sella allo scooter? Una sorta di eroe da cui tutti dovrebbero prendere esempio. I riminesi che frequentano le pagine locali dei social network si schierano in massa con il vigile urbano.

Tiene banco sui social network la vicenda dell’agente della Polizia locale sanzionato per «comportamento non adeguato» dopo aver cercato di fermare con un calcio un ragazzino in sella a uno scooter nel corso di una gara clandestina nella zona artigianale di via Luciano Lama a Rimini.

Il video diventato virale nel giro di pochissimo scatena soprattutto la pancia dell’opinione pubblica. E sono in molti a schierarsi contro il ragazzino e la madre che ne ha preso le difese prendendo le parti dell’agente “eroe”.

«Solidarietà con il vigile che non ha fatto niente! – recita un commento fra i tanti – Ha rischiato pure di essere investito e lo puniscono pure! Che il comando faccia sentire la sua voce e lo difenda. Spero, da mamma, che la madre del ragazzo lucidamente si renda conto che, per noia, suo figlio faceva/fa gare clandestine mettendo a rischio la sua vita, quella degli altri».

«Vergogna! – le fa eco un altro –. Per primo vergogna ai genitori di questi futuri adulti delinquenti. Per secondo a questi piccoli delinquenti. E vergogna infine a chi punirà questo vigile che ha anche rischiato di finire investito!».

In mezzo a una mole enorme di sostenitori del vigile c’è anche chi ne riconosce la condotta tutt’altro che adeguata alla divisa che indossa. «Il vigile ha commesso un qualcosa di ingiustificabile – recita un altro commento –. non è quello il modo di dare l’alt, lui deve fare rispettare la legge, lui non è la legge, il modo in cui si è comportato è abuso di potere, mettere sullo stesso piano ragazzi che vanno con la moto definendoli piccoli criminali che un giorno sì da per scontato faranno cose più grandi vuol dire essere fuori di testa».

«Io sfido che chiunque a dire che da ragazzo non ha mai fatto gare con il motorino – gli dà man forte un altro – Adesso siam passati da ragazzi a delinquenti per una gara in moto? Chi spaccia, stupra e fa rapine come lo chiamiamo?».

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