Rimini, cade dalle scale e chiede il risarcimento: 83enne indagata per truffa

Chiede di essere risarcita dopo una caduta rovinosa avvenuta mentre usciva dall’ambulatorio medico e si ritrova con una denuncia per tentata truffa. Questa la singolare vicenda di cui è protagonista la signora M. G. F., alla veneranda età di 83 anni.

Il caso


Tutto inizia nel pomeriggio del 22 dicembre del 2016 quando la signora, uscendo dall’ambulatorio di via Arno, cade scendendo dalle scale. Soccorsa dal 118, l’anziana viene portata all’ospedale di Riccione, dove verrà poi sottoposta a diversi interventi chirurgici. A causa della caduta, la donna invia una richiesta danni sia al condominio che ospita l’ambulatorio, sia al Comune di Morciano. Nelle more della definizione stragiudiziale – che la danneggiata ha preferito esperire anche oltre la palese impossibilità di trovare un accordo (visto che il condominio in oggetto era sprovvisto di polizza assicurativa per responsabilità civile e pertanto non voleva gravare sui singoli condomini che a quel punto avrebbero dovuto risponderne personalmente) – il 22 giugno del 2020, il condominio, in cui si trova l’ambulatorio, delibera all’unanimità dei proprietari (tra i quali anche Comune e Ausl Romagna che lì possiedono degli immobili) – di presentare una querela contro l’anziana. Lo fa, attraverso il proprio amministratore e con l’assistenza di un legale, partendo dal presupposto di una diversa ricostruzione dell’accaduto rispetto a quella fornita dalla donna.

Nessun raggiro


La mattina del 19 luglio 2020 due carabinieri si presentano a casa della 83enne per il verbale di identificazione. Con lei, in quel momento, era presente il figlio che racconta: «Mia madre, all’inizio, non ci credeva. Era a letto e non si è voluta alzare, così ho dovuto accompagnare i carabinieri fino in camera. Si è spaventata molto e non capiva per quale motivo fossero lì. Quando gliel’ho spiegato ha cominciato a tremare come una foglia».
Nel novembre dello stesso anno, il pubblico ministero deposita la richiesta di archiviazione della querela, confermata anche nel febbraio del 2021 dopo l’opposizione proposta dal condominio. Una richiesta che il Gip dichiara inammissibile precisando che «l’anziana ha agito in buona fede, mentre il condominio ha agito in modo non trasparente. Il condominio avrebbe dovuto comunicare la presenza di testimoni dell’accaduto per contribuire a chiarire la precisa dinamica dell’infortunio, piuttosto che imboccare fin da subito le vie della giustizia penale». L’intricata vicenda presenta anche un “giallo” istituzionale. In occasione di un consiglio comunale, nel dicembre 2020, ad una richiesta di chiarimenti da parte di un consigliere di minoranza, il sindaco ha spiegato che la querela è stata votata dai condomini e dall’Ausl, ma non dal Comune. Circostanza smentita dal verbale dell’assemblea condominiale del 22 giugno 2020, da cui si evince che tale decisione sia stata invece adottata all’unanimità, con il sì di tutti i condomini quindi anche del Comune. «Abbiamo sempre cercato una mediazione, per avere soddisfazione del danno subìto e ci siamo ritrovati con una querela – spiega il figlio della donna –. Ora ci resta solo la via del tribunale».

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