Rimini. Bollettino da un centesimo annullato, salva l’auto

Giustizia è fatta. E l’auto è salva. Il pensionato riminese non dovrà sborsare quel centesimo che manca, lievitato a quota 42,86 euro, per il mancato saldo della Tassa rifiuti del 2017.

Il caso

La vicenda risale alla scorsa settimana quando l’amministrazione comunale ha contestato al pensionato, tramite l’agenzia di riscossione Sorit, una richiesta di pagamento di un centesimo (0,01 euro) relativo alla Tari del 2017. La somma, per effetto degli oneri di riscossione pari a 42,85 euro, ha fatto salire il conto a un totale di 42,86 euro. «Un aumento pari al 4.486 per cento» riflette il commercialista Giovanni Benaglia che cura gli interessi del pensionato. Ma il peggio è che, in caso di mancato pagamento nell’arco di 30 giorni, il riminese si sarebbe visto sequestrare l’automobile.

I controlli

Dopo le necessarie verifiche, l’amministrazione comunale riminese fa sapere che la colpa del caso va ascritta alla Sorit, l’agenzia di riscossione crediti di Palazzo Garampi, la quale «per un errore del sistema, non ha applicato in tal caso la franchigia dei 12 euro, sotto i quali (per regolamento del Comune di Rimini) non scatta la richiesta di risarcimento da parte dell’amministrazione».

Sorit ha inoltre assicurato agli uffici comunali, i quali avevano chiesto la verifica della procedura sin da domenica scorsa, che «entro la giornata di ieri sarebbe stata inviata al signore una lettera raccomandata in cui lo si invitava a non tenere conto della comunicazione precedente “in quanto derivante da un mal funzionamento informatico”».

Il commercialista

Soddisfatto ma non del tutto, il commercialista Giovanni Benaglia, costretto a scendere in campo per tutelare il proprio cliente. «Bene il fatto che la Sorit provveda a eliminare un proprio errore. Ci tengo però a precisare che il contribuente non si è sbagliato e che non c’è stato alcun errore di valutazione da parte del consulente. L’unico che si è sbagliato è il Comune». Ecco perché – bacchetta Benaglia – prima «di qualsiasi dichiarazione da parte dell’amministrazione, mi aspetto che venga verificato con attenzione quello che è successo e ciò che hanno fatto gli uffici che lavorano per il Comune».

Scongiurata dunque la necessità di ricorrere alla giustizia tributaria per vedere riconosciuti i diritti del riminese, resta il fatto che – come suggeriva Benaglia – «è ora che qualche funzionario pubblico incominci a pagare di tasca propria gli errori che commette, non lasciando a carico del cittadino i costi per vedersi riconosciute le sue ragioni».

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