Rimini. Bolkestein, Vanni al Ttg: “Draghi ci ha fatto vedere i sorci verdi”

Dal governo dei tecnici a quello politico. Il mondo dei balneari chiede “certezze ed equità”. Cosa significa? Punto primo: riconoscere il valore commerciale. Confartigianato imprese demaniali ieri in fiera all’interno del Sun ha convocato la seconda assemblea per fare il punto su Bolkestein, rinnovo delle concessioni, evidenze pubbliche, lacune all’interno delle legge delega. Priorità: aprire un confronto con il nuovo governo. Sbaglio da non commettere: pensare di evitare le gare pubbliche.

“Peggio di così”

«Il governo Draghi ci ha fatto vedere i sorci verdi». Mauro Vanni è il presidente di Confartigianato imprese demaniali e non fa neppure finta di nascondere la sua avversione per i “tecnici”. «Hanno affrontato il tema con una superficialità spaventosa».

In campagna elettorale sia Fratelli d’Italia (le gare si possono non fare) sia Lega (priorità per i vecchi concessionari nelle evidenze pubbliche) hanno firmato promesse importanti, ma la parola d’ordine è “cautela”.

Nonostante le dichiarazioni degli esponenti di centrodestra la «battaglia non è risolta – aggiunge Vanni – forse qualche balneare si illude, ma non è così. Per fortuna abbiamo davanti cinque anni di governo politico, non sappiamo che strade prenderà ma almeno avremo un governo con cui ragionare, i presupposti sono buoni perché sappiamo come la pensano, se saranno coerenti una soluzione la si potrà trovare. Sappiamo che le evidenze pubbliche sono una prospettiva ineludibile, ma vogliamo vedere riconosciuto il nostro ruolo».

Parola alla difesa

«Non si può parlare di uscire dalla Bolkestein». Lo chiarisce subito anche l’avvocato Roberto Manzi, chiamato a mettere in fila le lacune dello strumento legislativo varato dal governo. Che fare? Lavorare sui decreti attuativi. Come? «Serve un tavolo col governo per supplire le mancanze di questa legge» che «non tutela il concessionario uscente, l’indennizzo è riconosciuto ma non quantificato», bisognerà «tenere presente l’intero valore dell’impresa».

Tema del dialogo con l’esecutivo? «La legge delega è incompleta e deve essere oggetto di confronto fra categorie e governo. Siccome la cornice è definita ogni fuoriuscita è oggetto di ricorsi».

L’avvocato Luigi Roma ricorda la scadenza indicata dal Consiglio di Stato entro cui attivare i bandi: 31 dicembre 2023. Va detto, il governo mette a disposizione un anno in più qualora ai Comuni servisse più tempo. In ogni caso. «Nessuno più dei concessionari uscenti è in grado di partecipare alle evidenze pubbliche e vincerle».

Resta il tema del riconoscimento del valore commerciale. «Su questo il governo non è voluto entrare lasciando un sospetto sulla beffa su cui bisogna vigilare in maniera attenta».

“E noi fra di voi”

A nome dei Comuni intervengono gli assessori Roberta Frisoni (da Rimini) e Giacomo Costantini (da Ravenna). Frisoni ricorda come non sia stato possibile alcun confronto con il governo, «non c’è stato modo di essere ricevuti e ascoltati».

«Al Comune – aggiunge Costantini – interessa fare capire a Roma e a Bruxelles che Ravenna ha 36 chilometri di costa e 212 concessioni, come facciamo ad andare a bando nel giro di un anno? A Ravenna ne servirebbero dieci». Fra i punti neri del decreto c’è anche il passaggio da un concessionario all’altro. «Vogliamo avere la certezza di continuità di gestione, non possiamo lasciare buchi nella costa. Non deve venire una multinazionale dall’altra parte del mondo a insegnare come si lavora da noi».

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