Mancano i requisiti per diventare “bottega storica” perché «gli arredi e la struttura non testimoniano il radicamento negli anni». E il Comune respinge la domanda del Bar Romani per l’iscrizione all’albo delle botteghe storiche. Il titolare però non ci sta e chiede l’intervento del presidente di Confcommercio, Gianni Indino.
«La mia famiglia gestisce senza interruzioni questo bar dal 1962 – rammenta Rodolfo Romani, detto Rudi, che dal 1996 gestisce il bar di via Popilia dopo aver raccolto il testimone del padre e dello zio – l’elemento di continuità nel tempo siamo noi. Il locale è “nuovo” perché è stato ristrutturato in modo da essere in linea con le norme di legge, ma il bar è sempre stato dov’era e gli elementi del passato sono tanti. A cominciare dalle foto appese al muro in cui sono immortalati eventi e momenti clou del passato».
Eppure, al cuore del “no” del Comune di Rimini ci sono proprio quelle fotografie e quei cimeli del passato, come «la macchina da scrivere Olivetti che usavano i rappresentanti negli anni ’70, la nostra antica collezione di bottiglie di whisky o le coppe vinte dalla squadra di calcio del bar» che non sono state sufficienti a testimoniare la “storicità” della bottega. Infatti, come dichiarato nel documento di diniego della domanda di iscrizione all’albo comunale delle “Botteghe storiche e dei mercati storici” la location del Bar Romani di via Popilia non è risultata in grado di «dare il senso di un evidente radicamento nel tempo di quella attività». Infatti, secondo i dipendenti del Comune di Rimini, incaricati di ispezionare le attività per determinare l’idoneità a essere inserite nell’albo delle Botteghe storiche, nel bar gestito dalla famiglia Romani è stata riscontrata «la mancanza di elementi di particolare interesse storico, artistico o architettonico, o particolarmente significativi per la tradizione e la cultura del luogo».
Ragioni che, secondo, Rodolfo Romani e gli altri membri della famiglia sono incomprensibili. «Ci sembra assurdo – dichiarano infatti dal bar delle Celle – siamo sempre noi, da più di 50 anni. Inoltre, durante l’ispezione ci era stato consigliato di spostare le foto storiche dalla sala secondaria in cui si trovavano in quella principale, e così ho fatto. Anzi, ne ho fatte stampare e incorniciare anche altre. Peccato che i tecnici del Comune non abbiano mai fatto il secondo sopralluogo che avevano promesso».

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