Rimini. Bidello adescava i minori: a processo anche la moglie

Terzo processo per il bidello accusato d’aver abusato sessualmente di due ragazzini di 15 e 17 anni. Una vicenda che lo ha già visto condannato due volte dal Tribunale di Forlì. Sentenze che altrettante volte sono state cancellate dalla Corte di Cassazione. In un caso la Suprema corte ha contestato al presidente del collegio giudicante d’aver cambiato in corso d’opera il capo d’imputazione. Caso questo che oggi sarà ancora trattato dal Gup del tribunale di Forlì dopo la nuova richiesta di rinvio a giudizio della Procura. La seconda bocciatura è stata motivata dai giudici con l’ermellino dalla non corrispondenza del reato contestato a quanto effettivamente sarebbe stato consumato. Da qui l’annullamento con rimando alla Corte d’Appello di Bologna. L’inchiesta che nel 2018 aveva portato ad un primo arresto del bidello, poi scarcerato dal Tribunale del Riesame e nuovamente incarcerato per un breve periodo nel 2019, ha generato un terzo processo, quello che assieme alla moglie lo vede alla sbarra con l’accusa di adescamento in concorso con la consorte.

Nel mirino i messaggi molto espliciti che per l’accusa avevano il solo scopo di adescare per poter giungere alla consumazione degli abusi. Sms scritti dall’uomo a ragazzini amici del figlio e della figlia entrambi minorenni. Scritti dal contenuto inequivocabile che avevano fatto preoccupare i rispettivi genitori. Che però erano stati rassicurati (da qui l’accusa di complicità) dalla moglie. Avrebbe infatti rassicurato quanti l’avevano contattata per capire cosa stesse organizzando il marito, dicendo di stare tranquilli perché quel modo diretto di parlare di sesso, era un suo modo “innocuo” di rapportarsi con i ragazzini. E comunque in casa quando c’era lei non si era mai verificato niente di strano.

L’inchiesta

A far scattare l’inchiesta la denuncia della famiglia di un ragazzo insospettita proprio dal tenore di alcuni messaggi arrivati sul telefonino del figlio. Il bidello si presentava ai giovanissimi, conosciuti durante feste e incontri con deejay, come persona che aveva gli agganci giusti con Vip per permettere ai minorenni di realizzare video musicali che sarebbero stati poi inseriti su Instagram e Youtube, consentendo loro di avere molti followers e garantire una rapida ascesa nel mondo dello spettacolo. Per fare questo cercava di allontanare i giovani dalle loro famiglie, dicendo che solo lui poteva capire i loro sogni, aggiungendo presunte capacità magiche per eliminare negatività che si aggiravano sui ragazzi. Da qui l’uomo iniziava una conversazione tramite whatsapp con gli adescati che diventava sempre più frequente e sempre più intima: «Non posso stare senza te», «mi manchi», e altre frasi di questo tenore, con scambio di video e fotografie.

Dai messaggi si passava agli incontri nei quali, in almeno due occasioni, ci sarebbe stato uno scambio di effusioni, baci e abbracci. Il tutto avveniva o in auto tra Gatteo, Savignano e Rimini o nell’abitazione riminese dell’uomo che compirà 39 anni tra pochi giorni. I coniugi sono difesi di fiducia dagli avvocati Massimiliano Orrù e Carlotta Venturi.

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