Rimini, se inquini, ti denuncio: la svolta di “Basta plastica in mare”

Dalle bracciate (saltate) alle carte bollate. Per l’ennesima sollecitazione pubblica, l’associazione Basta Plastica in Mare aveva infatti organizzato una speciale econuotata ciliegina sulla torta del summer camp “La natura del mare”. Un’iniziativa in programma sabato 28 agosto e poi annullata purtroppo a causa del maltempo. «Ma la divulgazione che molte associazioni fanno, i continui cleanup, con raccolte ovunque individuali e collettive di plastica, non sono più sufficienti. E’ necessario agire» spiega la presidente dell’associazione Manuela Fabbri.

Detto fatto e Basta plastica in mare sta proseguendo appunto sulla strada delle carte bollate annunciata qualche settimana fa. «Stiamo organizzando un pool di avvocati volontari e specializzati sull’ambiente affinché sappiano determinare le azioni legali da compiere: dopo 40 anni va interrotta la dispersione delle reti/calze utilizzate, tagliate e gettate in mare per l’allevamento delle cozze. Uno scempio che va avanti dagli anni ’80 e quotidianamente minaccia l’habitat di fronte al monte San Bartolo, ma in generale tutto l’Adriatico» conferma.

Nel mirino c’è infatti la plastica che gli allevamenti di mitili disperdono nelle acque di fronte alla spiaggia di Fiorenzuola di Focara, qui dove, non a caso, era fissato il traguardo di quella che voleva essere un’esortazione ecologica, per sensibilizzare l’attenzione sulla necessità di decretare questa zona area marina protetta.

«Da qualche parte l’inversione di tendenza deve cominciare, iniziando da chi per questioni di scarsa cultura ecologica, pur vivendo della risorsa mare, non ne rispetta la salute e avvelena la catena alimentare: per farlo chiediamo collaborazione e controlli da parte delle Capitanerie di Porto» annuncia Fabbri, ricordando come il filmato proiettato dai sub della Rimini Gian Neri in occasione dell’ultima giornata di studio del Summer Camp “certifichi” tutta la plastica depositata in un paradiso ricco di biodiversità, quali sono “Le piramidi”.

«Una matassa che pesa quintali quella che hanno tolto dal fondo del nostro mare, davanti a Miramare. Mentre le calze che ora galleggiano e giungono sulla battigia sono nuove a dimostrazione che la dispersione sistematicamente continua» ancora la presidente, che rilancia l’allarme: «Siamo oramai tutti ben consapevoli che le specie marine si nutrono di micro e nano plastica che avvelena la catena alimentare, come ci è stato bene spiegato dai ricercatori ed esperti, durante le lezioni del Summer Camp. Tutto questo va velocemente interrotto. Così come Rimini ha saputo fare con le emissioni fognarie in mare, può ancora dare lezioni di civiltà e ambientalismo per la natura del mare».

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