Rimini. Barriere architettoniche in hotel, San Valentino rovinato: “Uno scalino è come una montagna”

Dopo dodici giorni con il fiato sospeso e la preoccupazione nel cuore per il Covid, hanno deciso di regalarsi un San Valentino anticipato, ma il sogno d’amore e relax si è trasformato in un mezzo incubo per due santarcangiolesi, la 45enne Silvia Parenti e il marito Andrea Campana, 46enne clementino costretto su una sedia a rotelle.
«Siamo due persone che hanno voglia di vivere e girare, come è nei nostri diritti, ancor più in un periodo come questo, in cui tutti o quasi siamo stati colpiti dalla pandemia e siamo stati a lungo in casa» si sfoga la donna quasi in lacrime per quanto accaduto mercoledì e giovedì in un hotel importante di Rimini.
I due lottano da sempre per le persone vittime delle barriere architettoniche e hanno aperto anche una pagina Facebook che si chiama appunto “Santarcangelo Senza Barriere” in cui «denunciamo queste situazioni e raccogliamo segnalazioni, pareri e consigli» rivela, commentando amara: «La gente non si rende conto del fatto che per persone come mio marito uno scalino è una montagna, mentre oggi mettere una rampa è la cosa più semplice che ci sia».

Silvia, partiamo dal principio.


«Andrea come regalo di San Valentino aveva pensato a una bella serata in un albergo con spa e avendo un solo giorno e mezzo a disposizione abbiamo fatto una ricerca certosina su Rimini attraverso Booking: diverse strutture sono ancora chiuse e dopo varie telefonate a quelle che venivano indicate attrezzate per le carrozzine siamo arrivati a un quattro stelle, un hotel di prestigio quindi. Al telefono ci avevano avvisati di non avere il bagno con i maniglioni, ma ci avevano assicurato che per il resto era accessibile. Invece la realtà è stata tutta un’altra e ce ne siamo resi conto immediatamente».

Perché? Cosa è accaduto?


«Appena siamo saliti in camera, ci siamo accorti che c’era un gradino per entrare e con la valigia e mio marito in carrozzella da spingere non riuscivo. Per fortuna, mi ha aiutata un cliente che ha visto le mie difficoltà e questo è un aspetto molto bello della nostra terra: per quanto siamo non attrezzati, ho sempre riscontrato un gran cuore della gente e spesso non ho neanche dovuto chiedere aiuto. Le persone si offrono, anche per salire e scendere dall’autobus dove gli stessi autisti sono sempre pronti ad aiutarci (non avendo l’auto ci spostiamo spesso con i mezzi). Ma le sorprese non erano finite. La camera era anche bella spaziosa, ma solo per chi non deve muoversi in carrozzina: noi invece abbiamo dovuto chiamare un’addetta per farci spostare il letto, perché altrimenti Andrea non sarebbe riuscito a passare e a coricarsi con il mio aiuto visto che è paralizzato dallo sterno in giù».

Poi siete riusciti a regalarvi i momenti nella spa che avevate progettato?


«Quando abbiamo prenotato un pacchetto San Valentino piuttosto costoso avevamo chiesto se sarebbe potuto andare in piscina e ci avevano assicurato che ci avrebbero aiutato loro, ma quando siamo scesi abbiamo trovato una vasca raggiungibile solo attraverso tre grossi scalini e sarebbe stato impossibile arrivarci a meno di avere a disposizione un sollevatore o un culturista. Idem per il ristorante dell’albergo, in cui si entrava solo dalle scale: siamo stati costretti quindi a uscire al freddo e a entrare dall’ingresso esterno. Alla fine mio marito è riuscito a fare solo un massaggio alla schiena sulla sua carrozzina invece che in tutto il corpo come da pacchetto, perché non si è riusciti a farlo accomodare sul lettino. A quel punto abbiamo chiesto uno sconto su quanto prenotato (solo una persona su due ha ottenuto quanto pagato) e la cosa ancora più triste è che ci hanno risposto che il pacchetto è quello: non è per i soldi, anche solo 10 euro sarebbero stati il segnale che avevano compreso le nostre difficoltà. Invece niente».

È la prima volta che vi capita una situazione del genere?


«Ogni volta che andiamo in una struttura che ci viene descritta accessibile troviamo sempre qualche ostacolo, gradini o quant’altro. Poi con il mio aiuto li si supera, ma se una persona in carrozzina fosse sola come farebbe? Non avrebbe diritto alla vacanza? E anche la risposta è sempre la stessa, ci sentiamo ripetere che è così perché qui in Romagna le strutture sono di vecchia data. Però tutti mettono mano a spa da mille e una notte e quasi nessuno fa due-tre camere veramente ad hoc e attrezzate. Il consiglio che diamo a chi vuole venire a Rimini in carrozzina è quindi di non rivolgersi solo a Booking, ma di chiamare le strutture e prendere accordi precisi, perché anche chi risulta attrezzato non sempre lo è».

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