Rimini, avvocati penalisti: due giorni di sciopero

Gli avvocati penalisti riminesi, rappresentati dalla Camera Penale di Rimini, oggi e domani si asterranno dalle udienze «condividendo e aderendo alla protesta proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane».

Braccia incrociate

«Le ragioni della mobilitazione degli avvocati – spiega il presidente della Camera penale di Rimini Alessandro Sarti – risiedono nella primaria esigenza di garantire ai cittadini, anzi ripristinare, le regole del Giusto Processo, che dopo decenni di battaglie sono state introdotte nel 1999 nella Costituzione Repubblicana. In gioco vi è la regola, tanto basilare da apparire ovvia, che il giudice che pronuncia la sentenza nel processo penale deve essere lo stesso giudice che ha raccolto le prove nel corso del processo, ascoltando i testimoni, le parti ed i periti presenti davanti a lui nell’aula di udienza. Parrebbe un principio ovvio (…) ma così non è, non lo è ormai da diverso tempo».

La frequenza, soprattutto nelle grandi città, del mutamento del giudice nel corso del processo ha assunto negli anni un livello allarmante, per il sacrificio che comporta al principio dell’oralità della prova nel dibattimento, per effetto della autorizzata lettura dei verbali assunti davanti ad un giudice diverso da quello che pronuncia la sentenza».

«A Rimini, per fortuna – sottolinea il presidente Sarti – tale fenomeno ha assunto dimensioni ridotte negli ultimi anni, grazie ad una Sezione Dibattimento del Tribunale Penale tendenzialmente stabile e composta da giudici che ormai svolgono da tempo le funzioni nel nostro Foro. Ma anche a Rimini, proprio in questi giorni, si sta inevitabilmente riproponendo il problema, a causa del passaggio di funzioni verso la Sezione Gip di un giudice, presidente di uno dei tre Collegi giudicanti, che non potrà, giocoforza, concludere tutti i processi in corso nel suo ruolo pronunciando per ciascuno di essi la sentenza».

La riforma Cartabia

«L’allarme più volte lanciato dai penalisti italiani, appoggiati dal mondo accademico, per la statistica impressionate assunta dal fenomeno lungo i Tribunali italiani, – fa notare – ha trovato ascolto nella recente proposta di riforma introdotta per volontà del Ministro della Giustizia Marta Cartabia con la Legge Delega n. 234 del 2021, la cui attuazione è attesa nelle prossime settimane. Nella Riforma Cartabia, infatti, si riafferma il principio fondamentale dell’assunzione della prova da parte dello stesso giudice che sarà poi chiamato a pronunciare la sentenza di assoluzione o di condanna dell’imputato, che potrà al più essere derogato unicamente dalla videoregistrazione integrale delle prove orali assunte nel dibattimento, con l’obbligo, per il giudice che subentra, quantomeno di visionare il filmato delle testimonianze, senza potersi più limitare alla mera lettura della carta, cioè del resoconto stenotipico dell’udienza in cui si è svolta l’audizione dei testimoni».

E conclude: «È proprio in questa chiave che i penalisti italiani hanno deliberato di astenersi da tutte le udienze per ben due giornate, al fine di rivolgere una esortazione di dialogo e di attenzione al Governo, chiamato nei prossimi giorni a tradurre in norme positive le indicazioni scritte nella Legge Delega “Cartabia”, senza sconti o svalutazioni di sorta al principio della oralità. Quello che dev’essere chiaro è che sulla garanzia del diritto alla difesa del cittadino nel processo penale, troppo spesso svilito negli ultimi decenni da norme e interpretazioni giurisprudenziali che hanno tradito lo spirito originario del codice di rito, non si può più transigere. Si deve lottare!».

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