Quando lo scorso 19 marzo (Festa del Papà), il suo avvocato ha presentato l’istanza con cui chiedeva al giudice che lo stava giudicando per i maltrattamenti inflitti a mamma e fratello di revocare l’ordinanza di custodia che gli impedisce dal 28 luglio del 2018 di avvicinarli, aveva ricevuto un doppio rifiuto. Quello “ovvio” delle presunte vittime, che hanno risposto di avere ancora addosso i segni delle violenze fisiche e psicologiche subite ogni qualvolta (cioè praticamente sempre) che l’uomo chiedeva soldi per pagarsi alcol e droga. Un secco “no” ribadito, con una lunga ed articolata motivazione dallo stesso giudice; senza troppi giri di parole aveva risposto che vista la «fondatezza dell’imputazione» contestata al 32enne, il provvedimento non poteva essere revocato. Una bocciatura letta dal legale dell’imputato, l’avvocato Pasquale Delli Paoli, come una nuova “pre condanna” (la prima, teoricamente, era arrivata con il rinvio a giudizio formulato dal Gup), dove la pena sarebbe stata da quantificare nell’udienza fissata per il 21 agosto. Ma anche in un’aula di Tribunale, il risultato non può essere dato per scontato.
Il colpo di scena
In un palazzo di giustizia deserto per la pausa estiva, è andato in scena quello che per l’ennesima volta “smentisce” un caposaldo dell’ordinamento giuridico italiano, impresso a caratteri cubitali nelle aule di tutti gli italici tribunali: “La legge è uguale per tutti”. La legge in Italia, infatti, è interpretata, a discrezione, da ogni singolo magistrato al servizio della Repubblica.
Lo stesso giudice del no all’istanza di revoca dell’ordinanza, all’uscita dalla camera di consiglio dove era chiamato a valutare se accogliere o meno la richiesta di condanna a 3 anni e 2 mesi invocata dal pubblico ministero d’udienza, ha infatti colto tutti in contropiede, ed ha accolto la richiesta della difesa. Lo ha assolto con formula piena in quanto i fatti anche da lui ritenuti gravissimi lo scorso marzo, cinque mesi più tardi, invece, non costituiscono reato. Ultima annotazione. Le accuse che hanno portato al rinvio a giudizio del 32enne, durante il dibattimento erano state ribadite anche da diversi amici del fratello testimoni e in alcuni casi, a loro volta, vittime delle sue “intemperanze”.

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