Un ripetitore Iliad montato sul tetto di un condominio in via Ceccarelli contro il quale i residenti della zona si sono mossi ieri, poche ore dopo avere assistito all’installazione, inviando a fine giornata un’istanza al Comune con l’intento di annullare l’autorizzazione concessa. «E’ l’unica cosa che possiamo fare ad installazione avvenuta» spiega Klaus Weissbach che si fa portavoce dei residenti, annunciando la raccolta di una cinquantina di firme solo nel primo giorno in cui è stata lanciata la petizione. «Ci siamo resi conto a cosa si riferissero quei lavori di manutenzione annunciati con un generico cartello solo ad installazione avvenuta. Tra le vie Ceccarelli, Fracassi, Padre Tosi siamo in una zona densamente abitata, addirittura c’è un asilo nido, il “Girotondo”, a pochi metri di distanza così come due ambulatori medici».

Ricordiamo quanto alta sia l’attenzione dei riminesi nei confronti delle antenne di telefonia mobile installate in zone residenziali, dalla clamorosa protesta di Viserba dove i residenti sono riusciti a fare spostare l’“antennone” dell’Iliad, all’Ina Casa dove al momento sono riusciti a fermare il montaggio. In via Ceccarelli e zone limitrofe la protesta non è potuta iniziare che a installazione avvenuta. Per questo i residenti sottolineano come «la localizzazione dell’apparato ripetitore 5G è stato autorizzato in spregio al regolamento del Piano di localizzazione degli impianti di telefonia che deve garantire la salvaguardia della salute umana dai rischi determinati dall’esposizione a radiazioni non ionizzanti, ovvero da campi elettromagnetici ad alta frequenza. Di tutto quanto sopra, nulla è stato fatto, spiega Weissbach, «né l’informazione o il coinvolgimento dei residenti, se non la mera affissione (al recinto della palazzina interessata) dell’avviso di un permesso con la data di inizio lavori (13.01.2021). Non sono state fatte valutazioni circa l’opportunità di una localizzazione distante da abitazioni con persone anziani, ammalati di tumore ed altre persone fragili; inoltre esiste già un impianto analogo (sopra l’Istituto Maccolini) in stretta prossimità».

Per questo i firmatari dell’istanza al sindaco chiedono l’annullamento dell’autorizzazione concessa per le seguenti motivazioni: il ripetitore non dovrebbe essere installato in una zona del centro storico densamente abitata; le onde elettromagnetiche provocate all’antenna nel raggio di 500 metri interessano almeno 300 palazzine con almeno 5mila abitanti, oltre a un asilo nido; non si capisce con quali criteri urbanistici e sanitari gli uffici preposti abbiano concesso l’autorizzazione; è noto che i ripetitori di questo genere siano dannosi alla salute.

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