Rimini, l’amico estortore diventa l’incubo di un artigiano per un prestito

Un semplice prestito, fatto da quello che considerava un amico, per raggiungere il sogno dell’indipendenza. Ma quei soldi alla fine hanno fatto sprofondare un artigiano in un incubo che sembrava non dovesse finire. Per sua fortuna, però, un punto è arrivato: una condanna per tentata estorsione al suo “benefattore”.

Un prestito di 40mila euro


Tutto parte quando un 40enne riminese, dipendente di una ditta, decide di fare una passo avanti e di mettersi in proprio con una attività. Una scelta non semplice che viene però facilitata dall’intervento inaspettato di un amico facoltoso, il quale si offre di prestargli circa 40mila euro. Un tesoretto di liquidità dato senza scritture o altri documenti, ma solo con una stretta di mano. L’artigiano riesce così a mettere in piedi la sua piccola impresa e gli affari sembrano andare bene, tanto che riesce e restituire parte del prestito ricevuto con piccole tranche che si aggirano alcune attorno ai mille e altre attorno ai 3mila euro. Il denaro però non è sufficiente per coprire tutto il debito e a quel punto si rivolge al suo amico con cui trova un ulteriore accordo: l’artigiano, visto il consistente numero di immobili della controparte, si offre di fare dei lavori da “monetizzare” e da scalare dal residuo di prestito.

Inizia il dramma

E’ però a quel punto che inizia il dramma: l’amico, dopo diversi interventi già eseguiti nelle case, chiede all’artigiano l’intera cifra che gli aveva prestato. Il motivo? Quanto dato e fatto fino a quel momento viene considerato il pagamento dei soli interessi. Un’ulteriore somma di denaro non serve a placare le ire del creditore facoltoso, che decide poco tempo dopo di presentarsi a casa dell’artigiano per avere quanto vuole: nell’abitazione trova solo la moglie e il figlio piccolo; l’uomo urla e costringe la donna a compilargli degli assegni in bianco che poi lui riempie con le somme che pretende. Poi la costringe a fare una scrittura privata per riconoscere il debito e farsi garante per il marito. Il calvario peggiora. Quegli assegni dalle cifre troppo alte diventano scoperti, scatta il protesto: l’artigiano non riesce più ad andare avanti con il suo lavoro e vengono revocati tutti i fidi. Il suo ormai ex amico gli fa anche decreto ingiuntivo e tenta un pignoramento. Una situazione disperata in cui l’uomo, assistito dall’avvocato Andrea Guidi, decide a quel punto di raccontare tutto ai carabinieri. La sua salvezza. Da lì scattano le indagini che portano il “benefattore” a processo, fino ad arrivare a una condanna in primo grado di 3 anni e 4 mesi, per tentata estorsione. Una sentenza che ha messo fine all’incubo per l’artigiano e la sua famiglia.

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