Rimini, “altro che benzinai, ormai siamo esattori delle tasse”

«Più che benzinai, siamo ormai degli esattori delle tasse». Usa il sarcasmo, Alberto Semprini, rappresentante dei gestori distributori carburante aderenti alla Confcommercio, per rappresentare lo stato d’animo della categoria. «I primi ad essere colpiti da questi rincari ingiustificati siamo proprio noi gestori – dice il rappresentante sindacale -. Tra gli automobilisti, magari, si è formata la convinzione che gasolio e benzina costano così tanto per colpa nostra, perché siamo noi che, dall’oggi al domani, abbiamo deciso di aumentare i prezzi. Non è così. Anzi, noi siamo i primi a rimetterci». E fa il quadro: «Su 2,2, 2,3 euro al litro di carburante, il prezzo indicato dalle compagnie petrolifere fino a qualche giorno fa, perché adesso è sceso, tra iva al 22% e accise introdotte per la prima volta per finanziare la guerra in Abissinia, e confermate per pagare i disastri del crollo della diga del Vajont, prima, e del terremoto del Belice, poi, allo Stato, in tasse, diamo qualcosa come un euro al litro, centesimo più, centesimo meno: se no siamo esattori delle tasse, cos’altro siamo. Il resto se ne va per acquistare il carburante dalla compagnia petrolifera. In tasca, come guadagno netto, ci restano 0,035 euro al litro, alla pompa self service, e 0,055 euro al litro, alla pompa del servito».

I conti sui costi

Siamo al ventiduesimo giorno di guerra e i prezzi sono letteralmente schizzati in alto, prima dell’intervento calmieratore del Governo. Ma Semprini fa notare un particolare sorprendente: «Nel 2008 il prezzo del petrolio toccò i 147 dollari al barile, mentre oggi siamo a 125 dollari al barile, come vedete decisamente meno. Ebbene, all’epoca un litro di benzina o di nafta salì, al massimo, fino a 1,8-1,9 euro al litro, oggi siamo arrivati, addirittura, a toccare quote da 2,2 euro al litro per il gasolio e 2,3 euro al litro per la benzina. Una responsabilità che ha un nome e un cognome: compagnie petrolifere. Sono loro che impongono i prezzi». Altro che furbetti della pompa, i veri furbi sono i padroni del petrolio, che, con lo scoppio della guerra preventivarono un aumento del greggio, al barile, superiore ai 125 dollari e lo caricarono sul mercato della distribuzione ancor prima di vedere il prezzo finale. «E’ proprio così – conferma Semprini -. Noi benzinai non possiamo aumentare, liberamente, il prezzo al litro: il nostro margine massimo di sovrapprezzo è di 0,005 euro al litro per la pompa self service e di 0,015 euro al litro per quella del servito. Limiti impossibili da sforare. E sapete perché? Perché il computer gestionale di ogni stazione di servizio è collegato a quello delle compagnie petrolifere, che, in tempo reale, possono verificare i prezzi dei vari distributori: alla prima trasgressione appurata c’è il richiamo, alla seconda l’annullamento del contratto e il blocco immediato della fornitura di carburante. La domanda a questo punto è scontata: chi gestore si espone ad un simile rischio, chiudere la propria l’attività?».

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