Rimini, allevatori e lupi “Quanto possiamo resistere?”

Allevatori e pastori sempre più spesso si trovano faccia a faccia con i lupi anche sulle colline riminesi. A sollevare il problema è ancora una volta la Coldiretti, ma basta parlare con chi ogni giorno è alle prese con il lavoro nei pascoli, per capire quanto siano aumentate le difficoltà negli ultimi anni.

Quattro attacchi in un mese

Andrea Preci ha sui colli di Montefiore l’azienda agricola Buon Pastore dove alleva al pascolo un gregge di 200 pecore e produce formaggi biologici. «Ormai la presenza del lupo è costante e non ha più nemmeno paura ad avvicinarsi. Il mese scorso ho avuto il primo di una serie di attacchi successivi in cui sono state uccise quattro pecore. In quella situazione, in particolare, stavo spostando il gregge e i lupi hanno solo aspettato che voltassi le spalle per agire», racconta Preci.

Fino a pochi anni fa il gregge veniva portato al pascolo, in questo caso su 40 ettari di proprietà intorno al caseificio e all’abitazione dell’allevatore, al mattino poi lasciato all’aperto e riportato all’ovile a sera. «Ora non è più possibile lasciare le pecore incustodite – spiega ancora Preci – e doverle sorvegliare assorbe gran parte del lavoro della giornata». Ma come egli stesso ha descritto, a volte nemmeno la presenza dell’uomo è un deterrente. «Il lupo lo abbiamo e che lo teniamo, forse ora la domanda che dovremmo porci è: quanto tempo resta agli allevatori di bestiame al pascolo prima di estinguersi – considera Preci –? L’unica soluzione al momento mi pare possa essere quella di aumentare la presenza di cani da guardiania a protezione del gregge. Un cane ogni 40 pecore dovrebbe essere la misura ideale. Per questo siamo andati a informarci in un allevamento nelle Foreste Casentinesi per portare in azienda alcuni 5 o 6 pastori della Sila». A quel punto si porrà un altro problema: far convivere gregge e cani da guardia con gli escursionisti e i ciclisti che sempre più spesso percorrono le colline riminesi. «Le persone purtroppo hanno perso una conoscenza vera della campagna: vedono il gregge e si avvicinano magari per fare foto o spaventando gli animali, senza considerare la presenza dei cani pastore e il rischio per loro stessi. Vedremo come affrontare questo aspetto, ma al momento opporre al branco dei lupi un branco di cani pare l’unica soluzione per tenerli lontani». Anche in natura gli animali selvatici si sono organizzati: «I cinghiali ormai si muovono in branco, e anche per i lupi è diventato difficile cacciarli, anche se sarebbero loro la preda preferita – aggiunge Andrea Preci che fa un ragionamento moderato –: se vogliamo che continuino a esistere gli allevamenti allo stato brado occorreranno i cani a guardia del gregge. Di pari passo, quindi, servirà una presa di posizione collettiva da parte di tutti coloro che vivono la campagna, compreso chi ci viene per passeggiare o fare escursioni, e cioè che ci sono delle regole precise. Il Cai, ad esempio, di recente aveva fatto un vademecum su come comportarsi in presenza di greggi al pascolo».

Assalti anche ai bovini

Se la vita più difficile ce l’hanno appunto gli allevatori di ovini, peraltro sempre più rari, anche gli allevatori di bovini devono fare i conti con il lupo. A segnalare un attacco recente è lo stesso presidente di sezione della Coldiretti riminese Daniele Zerbini che ha la sua azienda agricola nella frazione Miratoio di Pennabilli (70 ettari di pascolo al confine con il Parco Sasso Simone e Simoncello). Solo per caso, qualche giorno fa, ha salvato un vitellino appena nato dall’aggressione di un lupo. «Sapendo che la mucca doveva partorire sono andato a verificare la situazione e mi sono trovato davanti un lupo che era a soli 50 metri dal vitellino appena nato – racconta Zerbini –. Al momento del parto la mucca si isola ed è indifesa contro l’attacco dei lupi, che spesso oltre al nascituro aggrediscono anche la madre». Cosa fare? Zerbini è più categorico: «Bisogna contenere i lupi se si vogliono salvaguardare gli allevamenti. Sia per il fatto che dobbiamo impiegare molta parte del tempo a sorvegliare gli animali anziché svolgere altri lavori, sia perché comunque i danni li abbiamo, il nostro reddito è fortemente compromesso da questa situazione. Eppure noi allevatori, specie nelle zone di montagna, svolgiamo anche un ruolo di cura e mantenimento del territorio».

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