«Nostro figlio è stato adescato da un pedofilo attraverso Fortnite, il videogame on line più in voga del momento». Il grido di allarme di una coppia che vive a Rimini si è tradotto in una denuncia-querela contro l’ignoto molestatore senza volto. Il bambino, di neppure dieci anni, secondo l’esposto che oggi presenterà in procura l’avvocato Massimiliano Orrù, sarebbe cascato nella trappola predisposta per lui (e per chissà quanti altri della sua età) da un adulto che si nasconde dietro la falsa identità di una ragazzina al solo scopo di ottenere le immagini (foto e video) delle nudità del piccolo e, ovviamente ingenuo, amico. In poche settimane il bambino ha stretto una forte relazione virtuale e di fiducia con quella che lui credeva essere una coetanea al punto di scambiarsi con “lei” prima i numeri di telefono e poi gli scatti “proibiti” che la finta ragazzina pretendeva.
La madre del “giocatore” agganciato su “Fornite” ha visto il figlio cambiare sotto i propri occhi e ha indagato suoi contatti in quel particolare mondo virtuale. Una volta avuto accesso ai messaggi (la “amichetta” virtuale aveva consigliato di registrarla in rubrica con il nome di una compagna di scuola per non dare nell’occhio) ha compreso che un certo tipo esplicito e spregiudicato di esprimersi doveva essere per forza di cose quello di un adulto. Una persona così miserabile e spregevole da avere usurpato l’immagine di una bambina texana di dieci anni morta in un incidente stradale dopo essere diventata famosa perché cuciva a mano mascherine per le infermiere della sua zona. A suo figlio, per ingannarlo, faceva credere di essere quella bimba riccioluta e sorridente.
Nella denuncia il legale ipotizza nei confronti dello sconosciuto che ci si augura possa essere identificato e messo in condizioni di non nuocere i reati di sostituzione di persona, detenzione di materiale pedo-pornografico, tentati atti sessuali con minorenne, corruzione e adescamento di minorenni. Non è la prima volta che “Fortnite” diventa terreno di caccia per pedofili. Occasione troppo ghiotta di unirsi alle chat per entrare nel gruppo per poi conquistare la simpatia di qualcuno e alla fine spostare la conversazione su canali privati.
Quello riminese non è un caso isolato, e la preoccupazione dei genitori del ragazzino è condivisa da tanti altri nella stessa situazione. Troppi i fattori di rischio a partire dal fatto che le chat, i messaggi audio e video scambiati tra giocatori sono una funzione impossibile da disattivare o tracciare. Spesso il campanello d’allarme al quale fare attenzione è l’auto-isolamento del bambino (ma capita anche agli adolescenti essere presi di mira).

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