Rimini. Addio a Elio Tosi, Gnassi: “Un esempio per Rimini”

E’ morto Elio Tosi, lo storico ristoratore patron dell’Embassy. Il ricordo del sindaco Andrea Gnassi: “Confesso di avere provato un doloroso smarrimento alla notizia della scomparsa di Elio Tosi. Difficile trovare le parole per ricordare un amico (da bambino mio padre mi portava a volte al suo ristorante), un galantuomo, il protagonista di una storia lunga quasi un secolo in cui la leggenda di Rimini si è intrecciata a milioni di storie individuali, nessuna uguale all’altra.  I ricordi si affastellano ed è difficile dargli forma razionale. Parto dal più istituzionale, cioè la cerimonia di consegna del Sigismondo d’Oro 2018. Non ci credeva, Elio. Si schermiva. ‘Perché io?’. Poi partiva con il racconto della sua vita, l’epopea di una città letteralmente sbriciolata dalle bombe e poi risorta come l’araba fenice. Non per grazia ricevuta, ma grazie al lavoro di persone perbene come Tosi. Gli straordinari aneddoti legati al mito dell’Embassy e delle celebrità che lo frequentavano sotto l’occhio discreto e competente di Elio e le ‘carezze’ culinarie della moglie Rita (il tavolo per Fred Buscaglione, i tagliolini allo scoglio per Mina, le canocchie a Gianni Morandi, i maccheroncini ‘dell’Embassy’ per Mike Bongiorno) venivano porti con quella sobrietà che è tratto tipico dell’eleganza naturale e di una umanità profonda, figlie di fatica senza mai un lamento. “La mia è stata una vita di sacrifici – aveva detto in una intervista -. Si sfacchinava, io e mia moglie, tutto il giorno. Mai una pausa. Anche quando andavo a fare la spesa non mi rilassavo: cercavo le cose migliori e non era facile trovarle. Ma se tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto”. Magari oggi molti si chiederebbero il perché di questa passione. Lo spiegava Elio con parole semplici: ‘Facevamo a gara tra noi a chi faceva star meglio l’ospite. Se stan bene loro, stiam bene anche noi’. E al di là di tutto, delle sovrastrutture, delle analisi, dei modelli, se si dovesse indicare in una sola cosa il segreto della fortuna di Rimini, forse starebbe proprio in quella frase. E in una stretta di mano: la sua, forte come il bene che aveva per la sua famiglia e per la sua città.  

Insieme agli amici di una vita – Aureliano, Nadi Fiori, Giulio – una volta all’anno, si abbandonava a una ‘zingarata’ in città a bordo di una sfavillante limousine bianca, come se fossimo a Beverly Hills e non a Covignano (che poi è uguale). A tavola aneddoti da riempire un’enciclopedia. A uno di quei pranzi, Elio mi raccontò di Fellini, di quando portava ‘due passatelli in brodo’ all’amico Federico sul letto d’ospedale a pochi mesi dalla morte. Un gesto d’affetto per l’amico, porto con la stessa cura e uguale stile verso gli ospiti del suo ristorante, quella cifra personale che nel tempo è diventata l’anima di Rimini, del suo essere ‘isola bella’ per uno, due, tre mesi all’anno di una Nazione alle prese con infiniti tormenti.  

Elio Tosi è stato prima di tutto un uomo e una grande persona. E questo potrebbe riempire non una, ma almeno tre vite. Ma poi ha saputo fare di più e di meglio per sé e per la propria città: ha dato l’esempio. L’esempio che sono le nostre azioni, i nostri pensieri, le nostre mani a modellare il presente e il futuro, e non per forza viceversa. È sempre stato pioniere presente a se stesso, termine che non per forza è sovrapponibile alla sola gioventù ma è uno stato permanente dell’anima. Darti una pacca sulle spalle, accompagnata dal consiglio ‘B-sogna andè aventi!’ era un moto istintivo e semplice per invitare a non guardarsi indietro, a credere nel cambiamento come progresso, l’invito a essere generosi in un mondo che troppo spesso vede i padri mangiarsi per egoismo il futuro dei figli. Se Rimini oggi è forte e punto di riferimento internazionale in molti aspetti non solo economici, lo si deve anche a uomini come Elio Tosi. Ringraziarlo e ringraziare le persone come lui non è mai abbastanza”.  

“Amico mio ci hai lasciato – è il ricordo del presidente d Confcommercio Gianni Indino -, i ricordi rimarranno impressi nella mia memoria, come quando dopo le prime volte che ti davo la mano me la stritolavi e ho imparato a non dartela più, ricordo le nostre partite a tressette quando si chiudeva l’Embassy disco e poi il ristorante , le nostre chiacchierate quando io appena giunto a Rimini pranzavo e cenavo nel tuo ristorante ma al bancone per risparmiare, Tra le tante prelibatezze il tuo impareggiabile toast Birro, mi mancherà la tua saggezza, la tua voglia di scherzare di mettere tutti a proprio agio Mi mancherai Elio godevo del tuo rispetto della tua stima e della tua amicizia che era da parte mia con contraccambiata totalmente. Riposa in pace amico mio Un abbraccio affettuoso a tutta la tua famiglia”.

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