Rimini, abbandono scolastico: 49 ragazzi in un anno hanno lasciato

Dietro l’abbandono scolastico ci possono essere molti tipi di fragilità, all’orizzonte di un ragazzo, o addirittura anche un bambino, che abbandona i banchi si parano poi altrettanti rischi.

Succede a Rimini

Secondo il report recentemente pubblicato dalla Regione Emilia-Romagna i casi di abbandono scolastico accertati nel corso dell’ultimo anno scolastico in città sono stati 49. Di questi, ben 32 nella scuola primaria (pari allo 0,50% sul totale degli iscritti), 8 nelle scuole medie (0,19%, 9 nelle scuole superiori (0,13%). «Sono numeri che nascondono al loro interno altrettante famiglie, ognuna con una storia e traiettorie diverse – commenta l’assessora alle politiche educative Chiara Bellini –. Qui non si tratta solo di garantire i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma di scongiurare il rischio di svantaggio cumulativo che questi minori rischiano di dover affrontare per tutta la loro vita. Un deficit di opportunità che rischia di trasformarsi in disuguaglianza sociale vera e propria». E così, «mentre il dibattito pubblico nazionale si è distrattamente concentrato sul “merito” e sul nome da dare ai Ministeri, vale la pena porre l’attenzione e non perdere di vista concetti ben più importanti e urgenti per le nostre giovani e i nostri giovani, come l’abbandono scolastico. Seppur nel nostro Paese sia sempre stato un problema, la pandemia ha infatti aggravato la situazione, facendo emergere oltre criticità antiche anche problematiche nuove».

I progetti del Comune

Per arginare il rischio, il Comune di Rimini punta sui nidi gratuiti e nuovi criteri di accesso. «L’obbiettivo non è solo quello, più generico, di aumentare il numero delle bimbe e dei bimbi iscritti nei nostri nidi –dice Bellini –, ma quello più specifico di fare in modo che proprio le famiglie che, per motivi economici, rinunciavano ad iscrivere figlie e figli al nido, ora siano nelle condizioni di poterlo fare. Agire sui nidi significa sostenere nei più piccoli quelle competenze che risultano poi decisive nello sviluppo del percorso scolastico futuro».

Rispetto all’abbandono scolastico vero e proprio, riferito alla fascia di età che va dagli undici ai diciannove anni, l’intervento si complica perché diverse sono le traiettorie di vita e le motivazioni alla base delle singole criticità. «Eppure esistono dei denominatori comuni che, adeguatamente supportati, possono incidere sul potenziamento delle alunne e degli alunni in questo delicato passaggio esistenziale –aggiunge l’assessora –. Penso alle sperimentazioni sul tempo prolungato e a specifici progetti di potenziamento pomeridiano, sia a livello di competenze scolastiche che di competenze trasversali . Un esempio è l’interessante progetto “Digitali consapevoli” che partirà a livello sperimentale in due scuole medie forse già a gennaio, che stiamo realizzando grazie al sostegno del “Rotary Club Rimini”. Col progetto si punta a sostenere e incrementare le competenze di quei giovani a rischio di abbandono scolastico e ancora esclusi dal mondo del lavoro, i cosiddetti “Neet”».

Ci sono anche i fondi Pnrr dedicati al contrasto del fenomeno dell’abbandono scolastico, e Rimini c’è. «Non solo, nei prossimi giorni chiederemo un incontro ai dirigenti scolastici riminesi per dare la nostra disponibilità a lavorare insieme su progettualità precise –spiega l’assessora Chiara bellini –. Si tratta di un importante finanziamento di più di 800mila euro assegnato agli istituti scolastici superiori riminesi, previsto all’interno del Pnrr per l’Istruzione che, dopo una prima fase dedicata all’edilizia scolastica e agli avvisi per gli enti locali, entra ora nella seconda, quella dedicata alle scuole, con fondi che arriveranno direttamente agli Istituti scolastici per migliorare i risultati negli apprendimenti di studentesse e studenti. Ogni abbandono non deve essere sentito solo come una difficoltà, a volte un fallimento personale, ma come la sconfitta civile di tutta una comunità. Certo, in prospettiva, anche una perdita economica, ma prima ancora culturale».

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