Rimini. A 23 anni torna come prof nel suo liceo

Mancano i prof? Niente panico, arrivano i baby supplenti. Il riminese Nicolò Di Domenico, 23 primavere sulle spalle, fa parte della schiera dei giovanissimi laureati catapultati dall’altra parte della cattedra ad inizio 2022. E anzi il suo è un caso particolare, perché è finito proprio al Liceo scientifico Serpieri che frequentava fino a qualche anno fa in quel di Viserba. Ma com’è andata? La crescita esponenziale dei contagi da un lato ha costretto a casa i colleghi più maturi e dall’altro bruciato tutte le graduatorie dei potenziali sostituti, costringendo i dirigenti a pescare tra chi, come lui, è fresco di triennale in Informatica, con una laurea ottenuta nell’ottobre 2020. Peccato che in facoltà a Cesena gli avessero fatto intuire che anche solo tentare questa carriera avrebbe comportato una gavetta infinita. Così quando gli è arrivata la famosa telefonata, il 4 gennaio, Nicolò stava facendo placidamente gli affari suoi ed ha detto ok, «ma un po’ alla Forrest Gump», come rimarca, abbozzando un sorriso. Stessa reazione per la sua famiglia che, messa di fronte alla novità, ha rispecchiato i suoi sentimenti «con euforia mista a panico».

La sfida

È una grande opportunità, si è ripetuto lui, pur assalito da dubbi del tipo “me la saprò cavare?”, ma anche “riuscirò a farmi capire?”. «Alla fine l’ho vissuta come una bella esperienza, – racconta – perché l’insegnamento non è una porta che voglio chiudere a priori». Ed aggiunge che al momento nelle 5 classi che gli sono state affidate è presente solo la metà degli allievi e deve seguire in modalità mista anche gli altri in dad. Nonostante l’età e l’aspetto fa presente che nessun allievo si è ancora confidato con lui. «Tuttavia con la quinta, dove il gap è più ridotto, – riconosce – nei momenti morti due battute ce le scambiamo volentieri. Ma non solo. Se dicono il nome di un cantante so chi è, ed a volte porto le stesse scarpe di chi è in ultima fila».

I più giovani

Invece con gli studenti più piccoli, per ovvi motivi, si tiene più sulle sue, pur mettendoci il medesimo impegno. A differenza di altri sostituiti in erba però non gli è ancora successo che prima della campanella delle 8 qualche collaboratore scambiandolo per un alunno, lo abbia rispedito fuori, ma resta in attesa dell’inevitabile scenetta. Per ora al netto di scuole di specializzazione o master, nel quotidiano s’ispira alla sua ex prof di matematica, «un’ottima persona oltre che un grande insegnante» che peraltro ora si ritrova per collega. «Che stranezza – commenta al riguardo – varcare la sala proff, dare del “tu” a tutti, o ritrovarsi in mano la chiave dei laboratori». Ma ribadisce che è bello sentirsi accolti con grande calore, anche se forse lo aspettavano tutti «fra qualche anno». Certo è che non ha potuto contare sull’effetto sorpresa, perché confermato il suo “sì”, il docente di Informatica aveva già diffuso la notizia per mari e monti. Intanto nello scenario pandemico gli capita di dire “su la mascherina” e faticare, ma dalla prima ondata ha già avuto a che fare con la dad all’Università, tant’è che si è laureato da casa, «giacca blu e pantofole sotto». Esperienze che ora si rivelano utili, perché sa bene che a distanza «è molto più difficile restare concentrati e che bisogna preparare lezioni interessanti, cercando di dedicare la stessa attenzione a tutti». Pensandoci su non è sicuro che riconoscerebbe la sua scolaresca fuori dall’aula e senza mascherine indosso, e non solo perché ha poca «memoria per i volti». La fortuna per ora è stata non ricevere la nomina di coordinatore, «una vera patata bollente a inizio carriera e un battesimo del fuoco in pandemia», dovendo fungere da cerniera tra scuola e famiglie. «Ora l’idea è fermarsi a fine febbraio, – dichiara – perché a marzo ripartono le lezioni all’Università e vorrei seguire in presenza». Nel frattempo la sua ex docente di Fisica, Mariangela Jane Parmeggiani classe 1974, adesso collega nel consiglio di quarta, osserva che Nicolò è «sempre stato un piccolo genio in tutte le materie, un ragazzo puntuale e serio, ma che sapeva lanciarsi, anche se con una spinta, verso esperienze nuove». Trovarselo nei corridoi è bello, dice scherzosamente, ma «mi fa sentire davvero vecchia».

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