Rimini tra 800 e 900, fatti e personaggi: Tatiana Pavlova

Rimini tra 800 e 900, fatti e personaggi: Tatiana Pavlova

Un trionfo. Ma c’è anche chi lo contesta. E ritiene la protagonista una dilettante, disarmonica nella voce, incerta nella pronuncia, troppo propensa ad apparire più che ad essere. Stiamo parlando di Tatiana Pavlova (1893 – 1975), artista russa trasferitasi in Italia nel 1921 e a partire dal 1923 prima attrice di una propria équipe nella quale primeggiano il poliedrico Alfredo Sabbatini e il giovane e promettente Renato Cialente. Ma andiamo con ordine e raccontiamo i fatti.


Nell’estate del 1925 l’arena Ermete Novelli, quel “simpatico baraccone” che per una trentina d’anni ha allietato le serate del lido, è chiusa. Non essendo stato possibile praticarvi seri interventi di consolidamento o di restauro, i tecnici l’hanno ritenuta inagibile. Del resto, mantenere in piedi ancora per qualche stagione quelle indecenti e pericolanti impalcature sarebbe stato un affronto ai villeggianti e agli stessi riminesi, che già da tempo considerano il teatro di marina una «vecchia e indecorosa carcassa». Il Municipio, che ha sentenziato la sua morte, ha predisposto i lavori di demolizione per la fine di agosto.

Senza il Novelli, spetta al Vittorio Emanuele e al Politeama Riminese il compito e il “peso” della programmazione artistica estiva. Il primo mette in scena due opere liriche di sicuro gradimento popolare: Rigoletto e Tosca; il secondo concentra l’attività nella prosa: in luglio le compagnie Giachetti e Sainati, in agosto quelle dirette dalla Pavlova e dall’Almirante.
Un’attrice sulla cresta dell’onda
Le aspettative degli appassionati della scena si indirizzano sulla russa Tatiana Pavlova. L’attrice è sulla cresta dell’onda; la sua popolarità è esplosa improvvisamente. Coccolata nei salotti dove si è ritagliata un ruolo di primadonna, è contesa da intellettuali e scrittori di teatro. Tutto di lei fa notizia: carattere, intuito, temperamento, persino quella dizione incompleta e incerta che la rende oltremodo affascinante. Non è bellissima, ma i fan sostengono che possieda il segreto di rendere interessanti anche i difetti. Il naso non perfetto, per esempio, si armonizza con la radiosità del sorriso e la lucentezza degli occhi, la profonda mobilità dei quali vivifica tutti i lineamenti del volto. Anche l’incedere cadenzato del corpo e i gesti repentini delle mani, anziché emergere sulla scena nella loro disarmonia, vengono accolti e accettati come aspetti caratteristici di una personalità fortemente passionale.
Discordi i pareri dei critici
Sulla Pavlova, tuttavia, i critici manifestano pareri discordi. Molti le riconoscono una grande sensibilità scenica unita ad «uno sforzo geniale di rinnovamento e ad una intelligente ricerca interpretativa». «Ella non recita: parla – dicono i più ossequiosi –; non finge: vive». C’è persino chi vede in lei la rappresentante di un nuovo realismo psicologico e ne elogia i risvolti mistici dell’espressività artistica.

Ma non tutti gradiscono il «rinnovamento» proposto dalla Pavlova. Alcuni, ostinati tradizionalisti legati alla recitazione di attrici dal temperamento latino come Emma Gramatica o Alda Borelli, la bistrattano reputandola una dilettante, disarmonica nella voce, incerta nella pronuncia, discontinua nelle pause; scomposta negli atteggiamenti scenici e troppo distaccata dai personaggi che interpreta (Il Popolo di Romagna, 16 agosto 1925). I meno accondiscendenti rifiutano quello sfrenato desiderio di stupire e di piacere che c’è in lei giudicandolo alla stregua di un’incontenibile voglia di spettacolarizzare i sentimenti o peggio una smania di eccessivo protagonismo. Tanto da reputare la sua recitazione, seppure non priva di originalità, acerba, manierata, artificiosa e ripetitiva e da ritenere il successo che ottiene addirittura un fatto snobistico artatamente pilotato e ampliato dai critici. Ed è proprio questa scia di polemiche – che precede l’arrivo a Rimini della Pavlova – che favorisce e incrementa il clima di curiosità e di impaziente attesa.
Il felice debutto al Politeama
Il debutto al Politeama avviene il primo agosto con Sogno d’amore. La sala è gremitissima. Nelle poltrone sotto il palco siedono i rappresentanti della stampa e i soliti saccenti con la puzza sotto il naso che pontificano di teatro, non inclini a farsi condizionare dai giornali e sempre pronti ad ingaggiare cervellotiche disquisizioni pur di trovare il pelo nell’uovo. All’inizio dello spettacolo si avverte un po’ di nervosismo, come del resto succede alle “prime”, ma poi il gradimento cresce e lo charme recitativo della slava comincia a conquistare la platea e a strappare i primi applausi. Con il prosieguo della commedia arrivano i battimani a scena aperta e alla fine non manca l’ovazione: dodici chiamate in un crescendo di entusiasmo prima di rimanere da sola a ricevere, sul proscenio, una pioggia di fiori.
Il felice esito di questa prima, legittimato anche dai “luminari” della prima fila, fa entrare l’attrice nelle simpatie del pubblico riminese, che la seguirà con calore fino al 15 agosto apprezzando nella sua compagnia anche quell’insieme affiatato e ben assortito di interpreti. I pienoni si ripetono per Zazà, Romanzo, La fata e il lupo, L’ufficiale della guardia e soprattutto per L’infedele, cavallo di battaglia della Pavlova. Decisamente favorevole il giudizio critico de L’Ausa (8 e 15 agosto 1925); tiepido, anche se nel complesso positivo, quello del Corriere padano (16 agosto 1925), che pur stimando la performance dell’artista, «misurata e convincente», non riesce a non sollevare qualche perplessità sul suo italiano stentato e sulla sua non perfetta «proprietà d’accenti».

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