RIMINI. «Questa sera alle ore 21 nell’atrio del Vittorio Emanuele il prof. Benito Mussolini terrà una pubblica conferenza sul tema: “La lotta di classe nella teoria e nella pratica”».
A dare l’annuncio del comizio socialista è il periodico repubblicano riminese La Riscossa, fresco di stampa, il primo luglio 1911.
Il ventottenne Benito Mussolini (1883-1945) è assai noto tra i sostenitori del Sol dell’Avvenire. In Romagna è considerato «un politico di razza»; il suo giornale, La lotta di classe, è l’organo di stampa più letto e seguito dalla sinistra: vende 2.500 copie, un primato fra i settimanali politici di tutta Italia.
“La lotta di classe”
La linea del periodico, che si presenta come portavoce della Federazione collegiale socialista forlivese, è un po’ caotica, ma rispecchia in pieno il pensiero massimalista del suo direttore. Spazia dal marxismo al blanquismo e non mancano orientamenti nietzschiani e riferimenti al sindacalismo rivoluzionario. Dalle pagine di questo “fogliaccio”, Mussolini lancia le sue sarcastiche invettive contro tutti e non usa mezze parole. Aggredisce con durezza la mentalità piccolo-borghese, soprattutto se camuffata da idee progressiste, ma nel suo mirino ci sono anche l’inerzia socialista, l’immobilismo repubblicano e gli intrallazzi dei partiti di sinistra con la massoneria. Propone un socialismo rinnovato «che non svirilizzi la spinta rivoluzionaria del proletariato».
Il primo comizio a Rimini
A Rimini Mussolini è già venuto in qualità di segretario della Federazione socialista forlivese, chiamato a risolvere beghe di partito. In pubblico è la prima volta che si presenta. Alle 21 la sala e l’atrio del Teatro comunale traboccano di gente. Tante le persone che vengono dai paesi limitrofi. Il grosso degli ascoltatori è socialista, ma si notano anche radicali, anarchici e repubblicani. Non manca la presenza di liberali e cattolici. Seduto nel gruppo dei mazziniani c’è Pietro Nenni (1891-1980): da lui gli amici di partito aspettano gli interventi più piccanti nella fase del dibattito.
«Il maestro di Predappio»
Il maestro di Predappio – così molti chiamano il giovane Mussolini – si presenta con la barba incolta, il vestito dimesso e l’atteggiamento trascurato. Quando inizia a parlare i suoi occhi spiritati sfavillano più del solito e la mandibola si muove esageratamente. La sua oratoria scattante e secca e la sua sicurezza mettono soggezione. Gli avversari ascoltano la prima parte della conferenza in un imbarazzante silenzio. Con saggezza Mussolini evita ogni riferimento ai partiti della sinistra e si attiene al tema.
Il “liberale” Corriere Riminese il 4 luglio 1911 scriverà: «…parlò a lungo con bella forma, svolgendo ampiamente l’argomento». Al termine della relazione si apre il confronto delle idee.
Il contraddittorio con Nenni
Sono molti quelli che chiedono la parola; l’anarchico Gambetti è tra i primi a intervenire. Dopo una serie di “botta e risposta” con altri interlocutori è la volta di Nenni. L’«occhialuto segretario della nuova Camera del lavoro di Forlì» sostiene un lungo contraddittorio con il comiziante dando sfoggio di solida cultura e perizia nell’arte di argomentare. Il confronto, portato avanti con pacatezza e cavalleria, riceve molti applausi. Dopo Nenni i toni della discussione si alzano.
Gli animi si scaldano
Mussolini accetta qualsiasi divagazione e risponde a tutto e a tutti, senza risparmiare nessuno. Col passare dei minuti il suo eloquio diviene sempre più intransigente e stringato; ma così facendo è costretto ad abbandonare ogni diplomazia e a raccogliere la sfida degli avversari. Come era prevedibile, gli animi si riscaldano, il dibattito trascende e volano ceffoni.
Sul posto c’è il commissario di pubblica sicurezza Martorelli, che senza troppi complimenti scioglie l’assemblea con l’aiuto – riferisce La Riscossa dell’8 luglio 1911 – di «un fortissimo numero di guardie e carabinieri». In una baraonda infernale la folla lascia il Vittorio Emanuele e si disperde in piazza Cavour. Anche lì qualcuno trova modo di darsele di santa ragione.
L’incontro in carcere
Il socialista Mussolini e il repubblicano Nenni non hanno il tempo di salutarsi: si allontanano in due direzioni diverse. Si incontreranno di nuovo nell’ottobre dello stesso anno, in carcere a Forlì, entrambi colpevoli di aver capeggiato la protesta, poi sfociata nella sommossa del 26 e 27 settembre, contro la guerra di Libia. In cella i due “sovversivi”, rammentando il chiassoso diverbio riminese, si stringeranno la mano e insieme faranno progetti per l’avvenire. Le loro strade, per qualche anno ancora, torneranno a incrociarsi.

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