RIMINI. Una curva verso destra, lo zaino che scivola sulla schiena, l’equilibrio che viene meno e una caduta violenta che poteva avere esiti ben più gravi, ma che per fortuna si è risolta solo con un grande spavento e qualche livido. Storia di ieri mattina. Alberto, 11 anni, sta andando a scuola con un amico. La cartella, però, è pesantissima e sulla sua schiena ancora in fase di sviluppo pesa come un macigno. La telefonata a casa, la corsa dei genitori e poi quel “post” scritto dal padre su Facebook che in pochi minuti raccoglie decine di consensi. Del resto quello dello zaino pesante è un argomento che sta a cuore a tante mamme e tanti papà. «Il mio più che altro è stato lo sfogo di un padre che dieci minuti prima si era preoccupato della pesantezza dello zaino del proprio figlio – dice Francesco Barone, giornalista riminese ed ex presidente del Consiglio di un istituto riminese -. Di solito è mia moglie che si occupa di controllare che tutto sia a posto, ieri mattina è capitato a me e sono rimasto sorpreso in negativo dal peso della cartella. Facevo fatica a sollevarla, tanto che ho detto a mio figlio di prestare attenzione. Poi è arrivata la telefonata e quando mi sono sincerato che non avesse sbattuto la testa e che il braccio riusciva a muoverlo, ho scritto questo post».

Poche righe ma molto chiare.
«Sono stato all’interno di un Consiglio d’Istituto per due mandati e quindi conosco abbastanza bene i tanti problemi che ogni giorno la scuola e gli insegnanti sono costretti ad affrontare. Come dico spesso, oggi a sedersi dietro una cattedra, ci vuole del grande coraggio. Perché i ragazzi sono sempre più maleducati e i genitori sempre più prepotenti. Specificato questo, è altrettanto vero, però, che i professori devono proteggere l’incolumità dei propri ragazzi. Anzi, è un loro dovere. Farli girare con cartelle così pesanti, a mio parere, non va bene. Primo, per una questione di salute. A quell’età, 11-13 anni, il corpo è in fase di sviluppo e quindi anche la schiena è fragile. Mettendole sopra un peso del genere si rischiano problemi gravi. Proprio dopo il mio post, una mamma mi ha chiamato al telefono dicendomi che suo figlio ha un corpo ancora gracile, pesa intorno ai 32 chili e l’altro giorno si è portato sulle spalle uno zaino che ne pesava nove. Capite bene cosa questo possa significare. E poi c’è il problema dell’equilibrio, come è capitato a mio figlio, il rischio, in bici, è quello di cadere e farsi male. Un’altra mamma, sempre ieri, mi raccontava che la figlia che fa la terza media, è scivolata sbattendo la testa violentemente a terra, fortunatamente, dopo un paio d’ore di osservazione, è stata rimandata a casa».
Insomma, quello dello zaino è davvero un argomento spinoso. «A parte i commenti ricevuti sulla mia pagina Facebook, mi hanno chiamato e mandato messaggi decine di amici raccontandomi episodi che meritano una riflessione».

C’è poi un altro aspetto che Barone sottolinea. «Nella mia esperienza in Consiglio d’istituto, questo argomento è stato sollevato più volte e anche recentemente, in una riunione di classe, se ne è parlato. Amici che insegnano mi hanno detto che la soluzione migliore è quella del trolley. Se non vai in bici e se sei al piano terra, ma se devi salire le scale sei punto a capo. Ho anche sentito qualcuno invitare ad accompagnare i figli in auto. Ecco, questa è una cosa che non accetto. Parliamo tanto di clima e poi… Ai nostri figli, io e mia moglie, abbiamo insegnato ad andare in bicicletta anche sotto la pioggia, certo non quella battente, del resto due gocce d’acqua non hanno mai fatto male a nessuno. A maggior ragione non accetto inviti simili». La soluzione ci sarebbe anche. «Siamo alle porte del 2020 – conclude Barone – e non voglio pensare che non ci siano soluzioni a questo problema. La tecnologia dovrebbe essere d’aiuto. E anche i professori, a mio modestissimo parere, potrebbero, magari, organizzarsi in modo tale da non far portare sempre i libri avanti e indietro. Perché davvero, c’è in gioco la salute dei nostri ragazzi».

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