Riminese in Kazakistan: “Un anno dopo tutto riaperto”

A febbraio dello scorso anno fu tra i primi riminesi a testimoniare come la Cina stava reagendo all’epidemia da coronavirus. Da Shanghai, a 800 chilometri dall’epicentro dell’epoca, Wuhan, raccontò di un Paese già in lockdown con un’organizzazione del tracciamento contagi già efficientissimo e di come i cittadini venivano informati e monitorati. Lorenzo Bianchi, 46 anni, nato a Gemmano ha vissuto a Morciano fino a otto anni fa quando il suo lavoro lo ha portato in giro per il mondo. Da un anno e mezzo non è più riuscito a fare rientro in Italia ma si è spostato dalla Cina al Kazakistan poco prima che le frontiere chiudessero. Sales manager dell’area Asia Pacific per la Brummel racconta di come un’altra parte del mondo, Paesi sotto “regime”, stiano reagendo all’epidemia: «Qui hanno riaperto tutto, pur se ci sono alcune restrizioni, e in Cina si è tornati alla normalità».

Quindi è tutto passato in Kazakistan?

«All’apparenza sì. Bar e ristoranti sono aperti, l’obbligo di mascherina rimane nei centri commerciali e nei supermercati, la gente gira tranquillamente per strada, non ci sono restrizioni. A vederla da qui le misure applicate in Italia sembrano assurde».

Cosa è successo di diverso in Asia centrale?

«Frontiere chiuse, ad esempio, di varianti qui non si parla. Sono riuscito ad arrivare ad Almaty, quasi due milioni di abitanti, a fine febbraio 2020, ma non mi sono più potuto spostare. Sarei dovuto rientrare a casa ma una volta uscito non mi avrebbero più fatto tornare. Col senno di poi posso dire: tornare in Italia per fare cosa? Stare chiuso in casa?».

Non ha nostalgia?

«Solo dei miei figli, loro mi mancano tanto, ma con il mio lavoro devo comunque essere presente in questi Paesi e qui vivo quasi come se non fosse successo nulla».

Il Kazakistan ha una superficie pari quasi a quella dell’Europa Occidentale ma ha solo 18 milioni e 735.900 di abitanti. Dai dati resi noti ci sono stati 292mila circa contagi e 3220 decessi, sono 1.600 circa i contagi giornalieri. E la vaccinazione come procede?

«Dunque, pur parlando il russo, la comunicazione qui non è così diretta. Ma so che stanno vaccinando tutte le persone sopra i 65 anni di età, delle altre fasce non si sa nulla. Ma i miei contatti locali mi raccontano che non si fidano tanto dello Sputnik….».

Ma dall’inizio dell’epidemia non c’è stato mai alcun lockdown?

«Ce n’è stato uno di due mesi da marzo a maggio, con l’esercito in strada, un vero lockdown, ti fermavano appena mettevi il naso fuori casa. Poi basta. Hanno iniziato a riaprire i locali con regole di distanziamento e adesso è tutto aperto. Il fatto è che qui alla gente non importa niente del virus. Questa settimana si festeggia il capodanno, una sorta di festa di inizio primavera e allora il governo ha decretato un lockdown per evitare troppi spostamenti. Una formalità, c’è gente in giro come prima e quasi tutti senza mascherina».

Ma se ci si ammala? E a proposito lei ha avuto il coronavirus?

«Sì me ne sono accorto perchè ho perso gusto e olfatto, a luglio scorso, ma passati i sintomi ho ripreso la vita normale. Se ci si ammala vengono a curare a casa, solo i più gravi vanno in ospedale».

È consapevole che non si sa se i dati sull’epidemia forniti sono reali e se i morti sono realmente così pochi?

«I miei amici in Italia me lo dicono sempre, ma io posso dire che tra tutte le persone che conosco, contatti di lavoro, conoscenti e amici, ho saputo solo di un padre anziano morto, ma che aveva tante patologie. Se fossero davvero tanti di più i decessi credo che la realtà emergerebbe».

Sia quando viveva a Shanghai che ora in Kazakistan ha sempre avuto un atteggiamento di tranquillità rispetto all’epidemia, eppure è bloccato là e non sa quando potrà tornare qui in Romagna….

«È che qui non ci sono allarmismi e io non sono certo un negazionista, ma lavoro, vedo amici, mi comporto normalmente e quindi non mi preoccupo, così come tutto il resto della popolazione. Pensi che qui sono arrabbiati perchè dicono che non c’è piena libertà… pensi se vivessero in Italia…».

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