Rimini, svelati gli affreschi trovati a Sant’Agostino

Una scoperta affascinante che offrirà un nuovo tassello alla storia della città. Il basso medioevo riminese si svela e apre le porte a nuove ricerche, nuove strade interpretative, nuove bellezze artistiche. La preziosa chiesa di Sant’Agostino continua a stupire.

Quattro lettere, a indicare gli evangelisti: un’Aquila dallo sguardo tenace, un Angelo dal volto delicato, un Bue e un feroce Leone. Nelle vele della volta a crociera della cappella feriale sono stati recuperati questi affreschi di alta qualità, databili seconda metà del XIV e inizi del XV secolo, preludio di una più ampia decorazione che ancora si nasconde sotto la tinteggiatura monocroma del Settecento. A iniziare questo intenso ed emozionate lavoro di recupero e restauro il Rotary Club Rimini insieme alla parrocchia di Sant’Agostino, all’Ufficio beni culturali-Diocesi di Rimini e alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Coordinatore dei lavori il direttore del settore restauro di Adarte Marcello Cartoceti. Le restauratrici: Rossana Allegri e Marianna Clementi.

Un primo indizio nel 2009

Dopo una campagna di indagini stratigrafiche comparve su un costolone una parte di decorazione a motivi vegetali-floreali policromi. Tra tutti una rosellina dagli echi malatestiani. Un tesoro appena accennato. Una piccola gemma di una meraviglia ancora inaspettata. Poi tutto si fermò. Lo scorso aprile l’avvio di una nuova ricerca stratigrafica e l’affresco ha mostrato maggiormente il suo volto. «Rimini ha ancora una storia importante da raccontare – afferma Marcello Cartoceti –. Questi affreschi non appartengono al Trecento riminese, ma non sono neanche pittura rinascimentale. Rappresentano la tessera mancante che forse si lega a Galeotto o Carlo Malatesta. Un periodo della città che ha iniziato a parlarci. Siamo agli albori della ricerca».

Molti i punti interrogativi, i misteri su cui storici dell’arte, studiosi, specialisti potranno confrontarsi. La cappella feriale è un piccolo edificio costruito probabilmente nel XIV secolo. Rimaneggiato più volte nel corso del tempo. Si pensa che questo luogo sia stato la prima chiesa di San Giovanni Evangelista, poi sostituita con quella attuale conosciuta come Sant’Agostino. Un piccolo spazio, intimo. Nel Settecento un consistente intervento di riammodernamento coprì le pareti e la volta e successivamente la cappella si arricchì di ampi e imponenti arredi. Ora si è scoperta parte della sua antica fisionomia. Al centro della volta le iniziali dei quattro evangelisti (I, M, L, M), in stile gotico fiorito, e una raffigurazione a tetramorfo, simboli racchiusi da cornici tonde. «Le lettere rimandano allo stile delle lettere presenti nelle maioliche della fine del XIV e inizi del XV secolo – continua Cartoceti –. Le pitture da scoprire probabilmente ricoprono ancora almeno mq 100. E chissà quante altre sorprese potrebbero attenderci».

I promotori di questo intervento di restauro sottolineano che non sarà un patrimonio musealizzato. Gli affreschi rimarranno al loro posto per arricchire la liturgia della quotidianità. «Questo è il momento di coinvolgere la città – commenta Patrizia Farfaneti Ghetti, presidente del Rotary Club Rimini – di valorizzare questa scoperta, di far partecipare i cittadini, continuando ad andare avanti con i lavori di restauro. Gli obiettivi sono diffonderne la conoscenza, aprire dibattiti, valorizzare e rendere fruibile questa bellezza artistica».

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