Rigassificatore di Ravenna, pochi chiarimenti. Il docente: “Progetto assurdo”

Delusione in Consiglio territoriale del Mare per la seduta dedicata al progetto del rigassificatore: c’era chi sperava di avere qualche chiarimento ma di fatto la serata di lunedì è stata dedicata ad un’informativa ai consiglieri sul progetto che interesserà da vicino il territorio costiero, dal momento che la nave acquistata da Snam verrà posta a 8 chilometri dai lidi. Luca Rosetti, imprenditore balneare eletto con il centrodestra nel consiglio territoriale, ha presentato i motivi della raccolta firme ma, a differenza di quanto in molti si aspettavano, non c’erano tecnici a spiegare i dettagli del progetto. Tra il pubblico c’erano presidenti di pro loco, firmatari di petizione e cittadini interessati a sapere qualcosa di più del progetto firmato da Snam. Non c’era però un relatore deputato a sciogliere i dubbi: sono state illustrate, da parte della maggioranza, le caratteristiche del progetto (già emerse nelle settimane scorse sul Corriere Romagna) senza chiarire le motivazioni delle scelte. La Regione, in un comunicato stampa di fine agosto, ha parlato di un percorso autorizzativo «all’insegna della massima trasparenza e collaborazione» con tutta la documentazione disponibile sul web. Si tratta però di documenti molto tecnici e quello che sinora è mancato è un confronto con la popolazione coinvolta. Per questo il dibattito della serata di lunedì nel Consiglio territoriale del mare era piuttosto atteso. Alla fine, però, non è stato nemmeno richiesto di esprimere un parere all’organo di decentramento.

L’opposizione, che è favorevole in linea di massima al rigassificatore ma che vuole garanzie sul fronte della sicurezza e dell’ambiente, ora chiede che ci sia un incontro con i tecnici e i politici per illustrare il progetto ad i cittadini. Anche perché, si fa notare, i tempi stringono: entro il 26 settembre Snam deve mandare le sue integrazioni alla Regione e a metà ottobre scade il termine per la seconda tranche di osservazioni relativa alla modifica del progetto che ha spostato l’impianto a terra a ridosso di via dell’Idrovora. Una zona di certo meno abitata rispetto alla precedente ma nella quale è già sorta una certa preoccupazione tra i residenti. Dalla riunione di lunedì sera si è usciti, sostanzialmente, con un nulla di fatto.

Ieri Vincenzo Balzani, chimico eprofessore emerito dell’Università di Bologna, in un incontro organizzato dai Verdi ha definito la scelta «uno sbaglio grandissimo» soprattutto per quanto riguarda la prospettiva: «Cosa facciamo, mettiamo i rigassificatori e dopo ce li teniamo per vent’anni? Sarebbe meglio fare qualche piccolo sacrificio adesso, ma non compromettere lo sviluppo delle energie rinnovabili e non legarsi ancora al gas che viene dal Qatar o dagli Usa. Una cosa assurda». Le esponenti del Pd Manuela Rontini e Marcella Zappaterra, candidate al Senato e alla Camera, chiedono al professore «quali alternative ci sono. Balzani vuole puntare alla transizione ecologica. Ed è in quella direzione che sia la Regione che il Pd vogliono andare. Ma non possiamo fingere che basti ‘qualche sacrificio’ come afferma il professore, per arrivarci senza il rigassificatore. Il gas oggi ci serve per raggiungere l’autosufficienza energetica, non possiamo farne a meno mentre percorriamo la strada verso le rinnovabili. Non possiamo farne a meno perché l’alternativa reale è lasciare la gente al freddo e le fabbriche chiuse. Un Paese alla fame, in sostanza».

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